Il ricordo / Luciano Marinelli e l’epoca dell’eleganza sulle note del jazz

Il ricordo / Luciano Marinelli e l’epoca dell’eleganza sulle note del jazz

25 Maggio 2020 0 Di Maria Corsetti

I giorni che ti annunciano la scomparsa di un amico sono giorni strani. Strani se non sapevi che stava male, strani perché era tanto che non lo incontravi. Però Latina continuava a sapere di jazz e quindi tutto a posto. Poi un giorno, un giorno di tanti, apri Facebook, ormai nel bene o nel male vieni a sapere da lì. Scopri da lì che il 25 maggio 2019 Luciano Marinelli se ne è andato.

E non capisci, non sapevi, non immaginavi. Scrivi qualche parola, leggi parole bellissime e tutto è irreale perché, a parte che non lo vedi fisicamente, sta lì e non si può negare che ci sia il giorno dell’ultimo saluto, quando accorrono quei ragazzoni alti, oggi più che uomini, del basket, mentre risuonano le note del jazz e tutto sembra una festa, mentre qualche lacrima scende che non si riesce a trattenerla.

Passano i giorni e il tempo passa come sempre – una scansione diversa del tempo è solo per i sentimenti più vicini – passano i giorni e arriva l’estate. È durante l’estate calda del 2019, così come era stata gelida la primavera in cui aveva salutato il mondo, che Luciano Marinelli si fa sentire, che il suo sorriso – oggi cercando in archivio ho trovato solo foto sorridenti, era impossibile sorprenderlo in un’altra espressione – invoglia ancora a fare.

Uno, due, tre quattro, e ancora altri. Figli, amici, musicisti dicono: continuiamo. Si continua, un gruppetto di dieci persone a fare quello che “Luciano faceva tutto da solo”, seguendo l’istinto innato di una passione che gli faceva aprire gli occhi la mattina con il pensiero di come poteva realizzare i suoi desideri durante il giorno.

 

A un anno dalla scomparsa, nel mondo imbambolato di queste settimane, raccontare di un uomo come Luciano Marinelli è come raccontare della storia di un’epoca perduta per sempre. Di un’epoca elegante eppure compagnona, dai modi garbati eppure informali, dall’espressione colta eppure popolare, dove forma e sostanza procedevano insieme, divertendosi talvolta a cedere l’una il passo all’altra.

 

La mia già predisposta insofferenza verso chi si lamenta in continuazione perché “Vorrei ma non posso”, è stata a lungo alimentata dalla frequentazione delle sale del jazz a Latina, dove “Voglio, faccio, realizzo e voglio sempre di più”.

Manca da un anno Luciano Marinelli, me lo sono immaginato più di qualche volta durante il lockdown a come avrebbe reagito di fronte a questo inciampo della storia.

Credo che si sarebbe avvicinato alla tecnologia, cosa che non praticava moltissimo, e che lo avremmo visto, elegante e sorridente, dare vita a dirette Facebook con tutti gli artisti che conosceva, stramazzando i fusi orari e annientando le lontananze. Cosa che faceva normalmente anche senza il supporto del web.

 

Nella foto: Luciano Marinelli