Latina bene comune, il movimento dimenticato per un regime mai nato
28 Maggio 2020Non ho mai amato Latina bene comune. Loro, i militanti di Lbc, Stavano alla politica come i boy scout all’armata rossa.
Avevano, poi, il mito del capo come sanno fare i fedeli col parroco figo.
Insomma roba indigesta per me, ma dovetti ammettere che avevano rivoluzionario lo scenario politico, stravolto il modo di pensare la città. Ammisi, e ammetto, che era vento diverso.
Passavo davanti la sede del movimento in corso della Repubblica ed era, sempre, pieno di gente e di ragazzi. Conoscevo, per antica storia personale due delle teste del movimento, Felice Costanti e Giulio Capirci, pensavo di loro tante cose, ma ne riconoscevo l’intelligenza, il pensiero fine e anche il movimentismo (fu comune la militanza nei movimenti studenteschi della seconda metà degli anni ’70 ed anche quella socialista). Di loro sapevo la profondità della partecipazione, la loro “gestione” delle assemblee. La fantasia di Felice e il rigore competente di Giulio.
Si apriva un’altra stagione della politica cittadina. E ho anche rosicato a dare loro ragione per il torto che vedevo in un movimento senza riferimenti politici.
Invece? La sede di Corso della Repubblica fu chiusa. Costanti e Capirci tornarono alla vita civile e il movimento restò con il potere, con l’estetica del capitano, con l’integralismo della forma del potere.
Una giunta scialba dove a fronte di ambizioni infinite restavano due personalità definite: Patrizia Ciccarelli e Silvio Di Francia, ma cosi soli da essere come la particelle di sodio nella pubblicità dell’acqua Lete. La prima era ed è dentro la società cittadina e il suo mutamento da decenni, il secondo è figlio di una esperienza politica definita, libertaria e forte. Di quel radicalismo che ha rigore etico quanto avversità al moralismo bigotto, evidenziato. Che, per dirla alla Pannella: vede il grosso del feticcio dei regolamenti sognando il grande della società del rispetto delle garanzie nelle regole libere del rispetto della cosa pubblica.
Il resto? Microsindaci reclutati in sacrestia, con ambizioni da papa senza aver preso mai i voti, ciclisti ignari di Girardengo, ecologisti privi di lavanda e regine provvisorie di regni al loro tramonto. Un circo che non da spettacolo ma ne segue le regole sulla gerarchia della locandina.
Un circo autoreferenziato, acquartierato che si occupa di api quando hanno fame i cristiani, e di cristiani attrippati che digeriscono api condannate. Fuori tempo come un ballerino di tip tap a danzare lo schiaccianoci .
La consiliatura è finita e il regime senza movimento si è banalizzato e l’immagine è il sindaco che parla al popolo via Fb ma non è De Luca, manco il nostro paesano Borrelli e men che meno Locatelli. Banale regime alla fine di un eccezionale movimento al suo nascere. A settembre inizia la nuova campagna elettorale, tra una manciata di mesi si chiude il giro che è nato pieno di entusiasmo è finito nel vuoto di un regime banale.
Foto gentilmente concessa da Il Messaggero



È l’ennesimo fallimento…per una città che non riesce ad avere veramente “qualcuno” che gli voglia “bene”.