28 maggio 1976/ Luigi Di Rosa, Sezze non dimentica nessuno

28 maggio 1976/ Luigi Di Rosa, Sezze non dimentica nessuno

28 Maggio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Sezze se ci vieni dal piano con l’animo dei ricordi, con la curiosità di capire ti accoglie ti coccola in vicoli che guidano la luce come fanno i segni di vernice sulle rocce nei sentieri di montagna, i chiodi nelle pareti di roccia. Dentro ti assicura, non ti mette paura mai. Donne nei vicoli che anche nella sedia che è mezza mostrano amorevole modestia.

Ma se sali con l’odio dentro di chi non sa amare e “ruba”, “rapina”, “violenta” anche l’amore allora si fa nera la stretta, buio il vicolo e la rabbia si perde nel terrore e quelle donne sanno cosa non è amore.

Le donne di Sezze che mi hanno cresciuto avevano abiti neri perché c’era sempre qualcuno da ricordare, nessuno mai da dimenticare vile o ardito, giusto o sbagliato sempre creatura di Dio. E quando chiedevo: “nonna ma perché sei in nero?”. Lui mi raccontava di un posto che non prevede figli, “bimbi sperduti”

44 anni fa  salirono con l’odio dentro, le strette si fecero notte e… la città si fece muta, secchi i colpi, muto ogni passo. Lì dove ancora c’era, in  battere e levare, il rumore dei ferri dei muli, i carretti in fila con le staffe in alto, il rumore del monocilindro delle Ape sotto sforzo e il vociare dei bambini tanti al correre, non battevano più gli zoccoli, non sforzavano le Ape, non erano saldali di bimbi… ma macchine con le ruote che stridevano alla fuga, pistole prepotenti alle offese, vili nella fuga. Questa non è una storia in esclusiva, non è una storia di retorica questa è una storia di una comunità intera, di un ragazzo, Luigi Di Rosa che è stato ucciso e si muore per sempre, senza rimedio possibile, il perdono è escluso. Storia di fascisti tornati per odiare che altro non sanno fare.

Questa è una storia fascista che la libertà non è professione, manifestazione,  messa, incontro di sapienti  ma testimonianza di umili.

Oggi nel ricordo il sindaco, Sergio Di Raimo, rappresentava davanti ad un monumento che è anche lui offeso quella madre che piange il figlio, il filo mancante di quel figlio nella trama di tutti. Questa è memoria collettiva, è humus di tutte le piante dalla quercia al filo d’erba. Questa storia ve la raccontano gli occhi velati delle donne setine con il pianto dell’amore mancato, dell’amore ucciso.

Non mi piacciono i riti che poi hanno sempre sacerdoti interessati, ma la memoria si la memoria di un ragazzo che finì lì ogni sogno, finì lì.

Sezze ricorda avvolta di veli neri, avvolta di lutti che non finivano mai, perché non dimentica nessuno.

Sezze se ci vieni dal piano con l’animo dei ricordi ha il lutto per sempre e accoglie gli smarriti perché sa cosa ha perso in un giorno di maggio.

 

Nella foto una immagine dei funerali di Luigi Di Rosa