A Sezze nero, bello alla marina e nessuno ci indovina

A Sezze nero, bello alla marina e nessuno ci indovina

1 Giugno 2020 0 Di Lidano Grassucci

Cerchiamo sempre confini, li cerchiamo per metterci sicuri dietro le mura di cinta. Ma? Ma i confini si fanno e disfanno come la tela di Penelope. Da settimane discutiamo su come andremo al mare, quanto distante l’uno dall’altro, quando fare il bagno, come nuotare. A Latina facevano la pubblicità di una gelateria che apre anche al mare. Gelato, acqua, sole e le polemiche su dove mettere l’asciugamano.

Invece? Il confine è labile, se da Sezze ti affacci al belvedere (che saluto, visto che ho saputo tornerà ai gentili affrancato da preti e genuflessioni) e il mare lo vedi, le isole le conti e vedi la striscia blu. Ecco a Sezze per un tempo che pareva infinito il mondo sembrava finito. Come un grido alla fragilità di chi si illude di poter dominare cose che non sa. Pochi minuti e pareva che l’acqua del mondo volesse fare “avvicinamento sociale idrico” proprio la. E il mare? Era da dimenticare, il sole pure e neanche l’ombrello e non l’ombrellone potevano arginare questa furia.

Cadevano le discussioni, le posizioni, c’è un giocatore nella vita degli uomini che si scontra con la considerazione degli uomini: questo mondo dove stiamo che se gli gira strano cambia le cose e di noi non c’è ombra.

E’ giugno e l’inverno ha perso la sua forza, poi arriva la tempesta con forza. E penso alle nostre sibille cumane vestite da scienziati che “prevedono” lo stesso giorno la fine del mondo e la banale vita di ogni giorno nel mondo.

La verità è una sola e nel tempo si conviene:

Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch’a esser convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza

Lorenzo il Magnifico