La Squadra Multicolore di Roberto Reginaldi

La Squadra Multicolore di Roberto Reginaldi

3 Giugno 2020 0 Di Pupo Biondo

Dopo la rimozione da coordinatore setino,  Roberto Reginaldi ha denigrato i vertici regionali del partito di Salvini. La squadra multicolore di Roberto Reginaldi dovrebbe perdere il verde della Lega. Nonostante una repentina retromarcia sembrerebbe che i vertici leghisti non vogliano comunque più saperne dell’ex Forcone.

I dirigenti provinciali e regionali della Lega paiono fermi sulle proprie decisioni. In caso di ripensamento i leghisti dovrebbero spiegare perchè è stato rimosso e poi ripreso. Certificherebbero come corrette e fondate le notizie evidenziate da Reginaldi, in decine di post sui propri profili social, che all’opinione pubblica, per adesso, sembrano solo il fiele di un personaggio politicamente trombato.

La prima Squadra Multicolore di Roberto Reginaldi: la Democrazia Cristiana di Mario Sagnelli

Quando si tratta di Roberto Reginaldi,  e delle sue collocazioni politiche è doveroso essere cauti. L’esordio nella Dc è però certificato da una nota ufficiale. Nel 1990 la Dc, il Psi e il Partito Repubblicano sono al governo di Sezze. L’esperienza dura 9 mesi. Mario Sagnelli è il primo assessore democristiano ai lavori pubblici. Roberto Reginaldi è il suo fedele segretario e guardia spalle. Difatti è l’esordio politico del rimosso coordinatore della Lega.

La Squadra mai avuta: il Msi – Fiamma Tricolore

Secondo la sua autobiografia, meramente orale,  politicamente nasce  nell’alveo della destra italiana. Formalmente compare solo nel 1998 allorchè Luigi Gioacchini, candidato Sindaco del Msi-Fiamma Tricolore,  preferisce inserire in lista il fratello Fabio Reginaldi. Gioacchini, ultimo segretario del Msi-Fiamma Tricolore, politico tutto di un pezzo, evidenzia che

“Roberto Reginaldi non è stato mai iscritto al Movimento Sociale e neanche al Msi-Fiamma Tricolore.

La Squadra Multicolore di Roberto Reginaldi si colora: da An all’Udeur

Negli anni successivi approda in Alleanza Nazionale. Ricopre il ruolo di coordinatore della Pianura e dello Scalo. Ma la parentesi è breve.

Dopo pochi mesi il presidente Lanfranco Coluzzi lo rimuove da coordinatore e lo espelle da Alleanza Nazionale.

In questi anni matura il suo primo passaggio da destra a sinistra.

Sposa il Movimento Democratico che sostiene il Sindaco Ds Giancarlo Siddera. Nel 2003 tenta la prima scalata al consiglio comunale. E’ collocato a sinistra, a sostegno di Titta Giorgi, candidato sindaco dei Ds.

E’ rimasto negli annali e fissato nella memoria dei presenti il suo intervento “da Mena”. Il palco era un furgoncino, lui in piedi, imponente, sul cassone che tentava di arringare i presenti sbigottiti.

Compagni, finalmente lo posso gridare, compagni io sono sempre stato di Sandrino Bufalotto. Forza Sandrino, Forza Titta. Avanti compagni.

Vince Lidano Zarra a capo di una coalizione di civiche. E Reginaldi sale sul carro del vincitore. Nel 2006 aderisce all’Udeur di Mastella e diviene segretario.

Il cambio della Casacca Multicolore di Roberto Reginaldi è battezzato direttamente da Mastella e Sulpizi. E nelle vesti  di segretario Roberto Reginaldi accoglierà nell’Udeur Enzo Polidoro. Nella maggioranza di Zarra guida il gruppo consiliare più numeroso composto da 3 consiglieri comunali.

Da Titta Giorgi dei Ds a Lidano Zarra dell’Udc a Serafino Di Palma  con Forza Italia

L’amministrazione viene sfiduciata e Reginaldi giurà fedeltà assoluta all’ex Sindaco Lidano Zarra.

Nel 2007, coerentemente con il giuramento politico, lascia l’Udeur e si candida con Forza Italia a sostegno del Centrodestra. In metà legislatura, in due anni e mezzo, cambia tre sindaci e tre coalizioni. Si candida con la sinistra sinistra di Titta Giorgi. Perde e passa con il Centro Civico di Lidano Zarra. La maggioranza cade e lui si candida con il centro destra di Serafino Di Palma.

La coalizione perde ma Reginaldi con un perfetto colpo di biliardo raggiunge l’agognata elezione a consigliere comunale e diviene capogruppo di Forza Italia. Nell’assise cittadina si nota per enciclopediche interrogazioni sulle buche e sui rumeni che bivaccano in giro per la città. La sua appare una opposizione formale più che sostanziale al Sindaco Andrea Campoli del Pd.

La Squadra Multicolore di Roberto Reginaldi si colora di Area Nuova e Alleanza per l’Italia

Nella solita autobiografia orale racconta che è andato via da Forza Italia perchè c’era Ceccano. La storia e i documenti evidenziano che il Senatore Claudio Fazzone venne appositamente a Sezze e in seduta pubblica formalizzò la sua espulsione dal partito divenuto Pdl. Anche in quel caso, come con la Lega, non ci sono dimissioni ma rimozioni e espulsioni. Allora come oggi la causa giace nelle richieste politiche non assolvibili dell’intercambiabile personaggio politico. Reginaldi si tuffa subito in Area Nuova, una corrente politica nata in contrasto con Fazzone che avrà vita breve.

 

Roberto Reginaldi in Alleanza per l’Italia

E alle elezioni del 2013 torna nel centro  sinistra a sostegno del Sindaco del Pd Andrea Campoli. Con la sua abituale giravolta a 360 gradi con triplo salto carpiato, da fiero oppositore diviene sostenitore del Sindaco uscente. Nuova transumanza da Destra a Sinistra. La Squadra multicolore di Roberto Reginaldi alle nuove elezioni amministrative è quella di Alleanza per l’Italia.

Reginaldi viene ripescato in Consiglio ma Api lo caccia e approda nei Forconi e poi in Forza Nuova

Roberto Reginaldi non viene eletto ma il Sindaco Campoli nomina il primo degli eletti per ripescarlo in Consiglio. In politica molti i patti li rispettano. La regola ovviamente non vale per tutti. Reginaldi si invaghisce dei Forconi e occupa la Rotonda San Carlo da Sezze. Si guadagna una comparsata a Porta a Porta indi viene criticato pure dai Forconi perchè si presenta alla manifestazione di Latina con una Merceds lussuosa.

Nel 2013 raggiunge l’apice delle contraddizioni. In piazza con i Forconi, in Comune con Campoli e il Partito Democratico. Sarà capace di andare oltre.

Ben presto Reginaldi inizia la solita querelle anche dentro Alleanza per l’Italia e viene estromesso.

Attratto dalla prospettiva di abbracciare finalmente un movimento politico di destra, e realizzare il sogno infantile di essere legittimato dalla destra,  lascia Campoli, la maggioranza di centrosinistra e va in Forza Nuova.

A Sezze, nel comune Antifascista per antonomasia, nella città che ha eretto il Monumento ai Martiri dell’Antifascismo, in una Comunità in cui ancora deve ricomporsi la frattura degli anni di piombo, Roberto Reginaldi issa il vessillo di Forza Nuova nella massima assise comunale. L’onta è aggravata dal fatto che Forza Nuova arriva nelle Istituzioni setine grazie ai voti espressi per il centrosinistra. Resterà una macchia indelebile per Sezze.

Fortunatamente la città tutta risponde con dignità e maturità. Gli uomini di destra, la destra nel suo complesso, lo mantengono confinato nel solito isolamento. Il popolo di sinistra lo ignora. La sinistra istituzionale lo commisera.

La squadra multicolore di Reginaldi si arricchisce di “Noi con Salvini” e Lega

Anche in Forza Nuova la parentesi è breve. Salvini trascina la Lega a percentuali a due cifre. Comincia a prendere piede “Noi con Salvini” e per Reginaldi il piatto politico è troppo gustoso e gli sembra foriero.. A Sezze viene candidato a Sindaco Gaetano Arduini, noto sindacalista. Ma Reginaldi vuole candidarsi in prima persona convinto così di percorrere la scorciatoia per sedersi di nuovo sui banchi del consiglio. Imponendo discussioni estenuanti e riunioni fiume stressa tutta la lista finchè Arduini e altri decidono di ritirarsi. D’imperio diviene il candidato Sindaco ma la ciambella esce senza buco. Nonostante accarezzi fino alla fine l’idea di avercela fatta, all’ultimo momento sotto il naso, perde una sessantina di voti che riteneva certi. Sono decisivi per fargli perdere lo scranno consiliare. Il colpo è duro. Ma riparte.

Sposa la Lega, organizza un direttivo fiduciario ma è capace di perderne ugualmente la metà per strada. Alle Europee sostiene la Bonfrisco, rifiuta i voti di Polidoro,  avanza richieste politiche che non possono essere soddisfatte, viene rimosso da segretario e … spera che qualcuno lo ripigli ancora. Forse proprio Polidoro che si conferma essere una costante delle sue capriole politiche.