Economia / Dalla sanificazione al novel food, le mille e una storia della Bromotirrena di Fondi
9 Giugno 2020Scrivo per caso un pezzo sui bombi pontini alla conquista della Sicilia – mi era capitato di essere sintonizzata su Rai3, Presa diretta, mentre passava la notizia – e mi ritrovo immersa in una storia di imprenditoria appassionante come un romanzo.
Succede, se contatti un’azienda tanto per saperne di più e chiedere come se la sono passata i bombi durante la quarantena. D’altra parte che vuoi scrivere in questo periodo, oltre a tener conto dei nuovi contagi e della maleducazione di alcuni che hanno dato il meglio di sé in Fase due. Allora, un po’ scocciata degli umani, ho pensato di informarmi sui bombi, almeno loro avevano fatto bella figura in tivvù. Chiamo la Bromotirrena di Fondi, ammetto che ho guardato appena il sito internet, dopo più di due mesi passati davanti a un computer tra webinar e smart working non ne avevo voglia.
Bastano poche parole e capisco che l’allevamento dei bombi è una parte di una storia tanto più complessa, con un finale a effetto. Una storia che attraversa la storia contemporanea: il protagonista si chiama Armando Antonelli e nasce nel 1951 a Terracina, in quel dopoguerra che si sta scrollando di dosso le macerie per ricostruire, in quel mondo dove il verbo fare era coniugato in tutte le sue espressioni.
Armando trascorre l’adolescenza ad Arpino, dove si trasferisce per frequentare l’istituto industriale e diplomarsi perito chimico. È curioso, ha voglia di sperimentare, d’altra parte la chimica rappresenta il futuro, è una festa in quegli anni. Sono anni di boom economico, di sogni, di ’68 e dei suoi venti di innovazione che introducono agli anni ‘70, gli anni delle grandi riforme. Gli anni in cui si può sognare un mondo diverso, con lo Statuto dei Lavoratori, con la riforma del Diritto di Famiglia con i Decreti delegati nelle scuole. Sono anni in cui essere curiosi e avere un po’ di fantasia pratica può fare la differenza.
«Come azienda – spiega Antonelli – siamo nati nel ’78 per occuparci di disinfestazione dei terreni agricoli. Abbiamo fatto, e facciamo tutt’ora, sanificazione all’interno di aziende. Negli anni, mantenendo sempre il discorso di sanificazione terreni e poi aziendale e civile, siamo passati anche alla sanificazione delle opere d’arte, di libri antichi. Abbiamo iniziato a effettuare disinfestazioni per i tarli senza utilizzare prodotti chimici»
Si inizia a guardare verso il bio. Prima si usava il Bromuro di metile, ma quando questo composto viene accusato di contribuire al buco dell’ozono, si inizia proprio a pensare in termini bio.
Nel frattempo la storia va avanti. Con la fine degli anni ’80 finisce anche il secolo breve, cade il Muro e il mondo cambia. Il vento dell’internazionalizzazione inizia a soffiare sempre più forte e Antonelli guarda al Nord Africa, al Marocco precisamente. Sono anni in cui in Marocco si parla ancora prevalentemente francese, che era la lingua straniera studiata in Italia nelle secondarie prima dell’avvento dell’inglese.
È in questo suo viaggiare, conoscere, scoprire che si imbatte nei bombi, questi formidabili impollinatori che in un paese come l’Italia sono ricercati. Scopre che l’Italia utilizza i bombi, ma non li produce. Che altro fare se non andare a colmare questo spazio di mercato? Parte così, accanto all’attività di sanificazione, quella completamente diversa dell’allevamento dei bombi. Ne parla con alcuni imprenditori israeliani, si può fare anche a Fondi.

Essere imprenditori è diverso dal fare gli imprenditori. Fare gli imprenditori significa seguire il mercato, cercando di minimizzare i rischi e massimizzare i profitti.
Essere imprenditori significa vedere, anzi prevedere, il successo di un prodotto. Significa crederci, rischiare, essere disposti a sbagliare. Significa fare il mercato. E poi anche minimizzare i rischi e massimizzare i profitti.
Nel frattempo la storia dell’impresa si intreccia con quello della famiglia. Ordinario dire che dietro a un grande uomo eccetera. Le donne sono grandi e basta. Perché se Armando va in giro per il mondo, a casa, ma soprattutto in ufficio, in azienda qualcuno deve rimanere, qualcuno sintonizzato sulle stesse frequenze. Alla signora Maria Antonietta, venuta purtroppo a mancare lo scorso dicembre, il posto nella stanza dei bottoni, quella dove si tiene d’occhio l’ago della bilancia. Il tutto mentre crescevano Federica, laureata in conservazione dei beni culturali, la sanificatrice delle biblioteche, dei libri del ‘500 e che oggi si occupa dei bombi, e Serena, l’avvocato che, stanca delle lungaggini dei tribunali, ancora più inconcepibili per lei cresciuta in una famiglia dal piglio imprenditoriale, molla la toga ed entra in azienda nel ramo sanificazione.
È da circa mezz’ora che sto al telefono con Armando, Federica e Serena Antonelli e mi rendo conto che ho parlato pochissimo dei bombi, appassionata come mi sono a questa storia. Ho tanto, tantissimo da scrivere e non so come riuscirò a organizzare il tutto.
Butto lì una domanda, per chiudere. La più scontata di tutte, quella che di questi tempi mette davvero fine a una conversazione: «Progetti per il futuro?». Così come era la domanda, mi aspetto la risposta più scontata di tutte: «Con il settore della sanificazione che ha conosciuto un’impennata per via del Coronavirus eccetera eccetera». E invece cosa si sperimenta? L’allevamento della larva di mosca per alimentazione umana. C’è poco da rabbrividire, la nutrizione a base di insetti ha un nome poetico, si chiama novel food ed è preso in serissima considerazione dall’Unione europea. La larva di mosca è un’ottima proteina, l’allevamento non è invasivo per l’ambiente quanto quello di bovini, ovini & C. Pare che il sapore sia anche apprezzabile. Mi sembra di sentire la mia maestra delle elementari quando ci spiegava che gli uomini del duemila si sarebbero nutriti di pillole.
Mi arrendo, volevo sapere di più dei bombi e mi sono trovata tra libri del passato e cibi del futuro. Ed è tutto vero.
Nella foto: Armando Antonelli e le figlie Federica e Serena con i loro collaboratori


