Lessio lascia, grazie a Dio e pure alla Madonna
9 Giugno 2020Roberto Lessio se ne va, non ne sentiremo la mancanza. Ha fatto con i rifiuti il gioco della “seduccia” che è, in setino, il concetto gattopardesco di Giuseppe Tomasi di Lampedusa “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Ha fatto lo stesso servizio con gli stessi mezzi e gli stessi uomini ma la società si chiama ABC e non Latina ambiente, il tutto in peggio ma senza una discarica (l’unica pubblica del Lazio), facendo diventare tutti i dipendenti impiegati pubblici e con un mare di debiti da pagare subito. Un genio assoluto, siamo all’incredibile. Ma questo è, se ne è andato per “ragioni personali” e nessuno lo seguirà, nessuno lo rimpiangerà, nessuno avrà nostalgia della suo onanismo ambientale.
Ma l’uscita del Lessio che va via per ragioni personali, ma anche per distanza collettiva dal suo gruppo, è la prova che il collettismo non si basta, che deve rilanciare ora non contando chi va via ma cercando il nuovo che viene. Non deve dire, va via Lessio mi dispiace, ma ringraziandolo deve dire “furtuna che non ci sei perchè arriva N’ciccotto al tuo posto e con lui Enzino, Sandrino e fate voi”, ma anche il mio gatto Pigro sarebbe più dinamico”.
Rilanciare sempre, rinnovarsi di continuo: Napoleone era così contro la monarchia e l’ancien regime che dovette farsi imperatore per salvare la nazione e la rivoluzione dai re, Stalin era così tanto per l’eguaglianza che si fece più uguale di tutti e dovette farsi padre dei russi che la madre già l’avevano ed era Santa Madre Russia. E, quando è servito, ha pure pregato la madonna, preghiere che gli avevano insegnato i gesuiti. Coletta se è bravo fa la muta, cambia. Nel film Mission il legato pontificio spiega ai gesuiti che si meraviglio del loro scioglimento, loro nati per difendere la verità dalla eresia con la conoscenza risponde: talvolta per salvare il coppo bisogna tagliare il braccio, anche quello destro”. E qui va via solo un brufolo pure fastidioso e inutile.
Se ne va Lessio, ed è una fortuna. Se ne va l’integralismo formale di un certo ambientalismo che non conosce l’ambiente, che si veste di verde per la moda. Grazie a Dio cominciamo a tornare normali.
PS: Esso pure Lessio è passato e io qua ancora a scrivere. Che vita grama



Tu gridando chiami, ma Latina non risponde. L’unico che sento è Claudio, l’altro lo leggo!
Peccato, perché questa Città, che alla sua nascita era bellina e piena di significati (vedi la casa del contadino, il complesso dell’arch. Nicolosi con i “palazzi rossi” dove sono nato, il palazzo delle poste dell’arch. Mazzoni, non merita lo scempio a cui è sottoposta. Lo posso ben dire perché prima, durante e dopo io c’ero!!
Caro Lidano, la Società Civile commossa plaude per il sentimento che metti, sebbene tu setino, nello scrivere di Latina (peccato che gli è stato, per ovvie ragioni, cambiato nome da Littoria in Latina. Mi piaceva più il primo nome, senza fare, lungi da me, apologia).
Comunque, come diceva un grande uomo E. D. F. : “a da passà a nuttata“.
Spero di esserci ancora. Ciao la Società Civile A. N.