Sezze, i preti non passano. Di Raimo “ritira” e “libera” Lidano
10 Giugno 2020NOSTALGIA DI PREMESSA
Erano un paio di decenni che non andavo in Consiglio Comunale a Sezze, ma lì ho iniziato le mie cronache politiche, erano gli anni ’80. Un poco, lo confesso, mi sentivo strano, emozionato. Tutto era diverso, anche il posto il Costa non esisteva, c’era una incompiuta che incocciavo quando andavo ad aiutare mio padre e nonno al nostro uliveto che sta lì sotto. Dalla mattina mi immaginavo Temistocle Velletri primo sindaco socialista di Sezze alle prese con preti e padroni delle terre parlare di “risatto” e “libertà”. Con le bandiere rosse e il sole di domani.
Certo sono due cose lontane, ma mi metteva i brividi tornare a raccontare di una assemblea che ha “emancipato” gli ultimi, ha riscattato la fatica. Poi mi chiamo Lidano ed è un marchio.
LA CRONACA
E guarda caso in questa cronaca ci sono ancora preti e padroni. Qualcuno in aula parlava di “ben altri problemi”, di “perdiamo tempo appresso ad una statua”. Sì, perchè questa è stata una grande battaglia civile, la gente, il popolo sovrano si è “rivoltato” ha “sovvertito” l’ordine delle cose, a Sezze ci sono i “sovversivi”.
Il sindaco Sergio Di Raimo esordisce con ricordi e amore, ma poi propone “solo” di fare nana la statua.
Non percepisce la portata della partita: non è la grandezza della statua è la forza del principio. Ha dei tifosi che fanno brusio, fanno fondo ma non “intervengono” come Alessandro Ferrazzoli, di questi tempi vanno di moda i pretoriani. Ma era come se lui il capitano e i tifosi della Juve rivendicavo il diritto del Torino alla vittoria a tavolino. La Juve era il popolo e il Torino preti e padroni. (Sono della Juve e quindi ho scelto per lei la parte meglio)
Alte o basse, era un autogol comunque. Ci voleva altro. L’opinione pubblica non “metteva paura” come dice Giovan Battista Moraldo, ma faceva il suo mestiere “rivendicava” il “sovvertimento” dell’ordine costituito. L’opinione pubblica è così, bislacca come il popolo. Sinibaldo Roscioli sente che è San Lidano ad aver indicato il posto della statua, la consigliera Rita Palombi scopre che nella piazza tutto era possibile per il “risanamento spirituale” (proprio così) di quel luogo. Si scoprono cose incredibili: ma se fosse stata questa necessità ci voleva non una statua ma un esorcista.
Dio mio, è incredibile il benealtrismo che è la via più breve per non scegliere. Il problema è chiaro ed è essenziale: un prete ti dona una statua, di suo gusto, e decide come e dove metterla. E’ irricevibile, inacettabile è bestemmia alla democrazia, perchè si offende anche la democrazia, il popolo e la libertà e, caro Moraldo per rispondere a questo nasce una opinione pubblica da ascoltare per una democrazia governante e mai da sminuire.
E’ Serafino di Palma, con Paride Martella che pare Fellini, che svetta sentendo la “seconda chiamata”: porta i libri di Lidano, se ne è innamorato e dice una cosa non saggia, ma normale che è innocente quanto l’imposizione del prete è pelosa (non a caso Serafino di Palma è ferroviere e non prete): mettiamola agli archi di San Lidano. Sindaco subito, spiazza la complessità dell’imposizione del dono perchè riporta in consiglio la potestà di scegliere sul suolo comunale.
Il presidente del Consiglio, Enzo Eramo, si fa sostituire da Mauro Calvano e… chiosa “la politica diventa forte quando si accorge del propri errori e li corregge”, citando Giuseppe Provenzano ministro per il mezzogiorno del Partito democratico, e rivendica di essere lui di sinistra. Qui è il nodo, segnala che la sinistra setina sta combattendo una battaglia per conto terzi ma contro il suo popolo.
Alta, bassa, bella brutta diventano marginali il nodo è che nell’aula di Temistocle Velletri i suoi eredi non possono farsi crociati.
VIVA SAN LIDANO MA NON I SANFEDISTI
La discussione non è facile, ma il punto all’ordine del giorno viene ritirato. L’opinione pubblica ha vinto, e vincendo non lo fa “su una banale statua”, ma nel rivendicare che la libertà è partecipazione, è condivisione mai imposizione.
Quando, il XX settembre 1870, gli italiani liberano Roma dai preti questi ultimi scomunicano, salvo poi scoprire che quel giorno hanno liberato il magistero della chiesa dal fardello temporale per farla libera nelle coscienze e nello spirito.
San Lidano, di cui mi onoro di portare il nome, si è liberato dei bigotti, non è diventato un feticcio ma è tornato ad essere il protettore dei contadini, quello che ha ricordato Roscioli si invocava per le cocozze che poi facevano maiali grassi per l’inverno.
Da laico, mangiapreti chiudo gioioso della vittoria su di loro e gridando a squarciagola viva San Lidano


