Sezze, la statua di San Lidano e il sindaco Temistocle Velletri. La posta in gioco
10 Giugno 2020Mi piacciono le scelte, non mi piacciono i pasticci e le mezze misure. 70 anni di mediocrità democristiana pesano sommati a secoli di tristezze pretigne. Sezze, il suo consiglio comunale, oggi sceglie se accettare la “dittatura del dono” e la sua esclusività o se restare libera comunità alla ricerca della bellezza.
Libero il campo, mi chiamo Lidano con orgoglio e un po mi sono offeso quando lo degradarono a compatrono, i condomini sono scomodi da gestire. Ma Lidano ha portato Dio nelle miscredenti paludi, in queste colline ancora greco-romane, non ha bisogno di una statua è anche l’aria di Lidano. Lo riconoscono anche quelli del piano: questo è scritto nella sezione di storia della città nel sito istituzionale del Comune di Latina
A tentare opere di bonifica parziale dall’epoca medievale furono i religiosi. Alcuni monaci, seguaci di San Lidano ci provarono ai piedi dei Monti Lepini, sotto Sezze.
Lidano è la prima citazione riportata, come dire… tutto inizio da Lidano. Ha bisogno di una banale statua? La grandezza non si idolatra, infatti di Dio non c’è effige.
Detto questo da socialista aborro le statue delle religioni nelle piazze della Repubblica, chi prega ha magnifiche chiese nella piazza ci deve stare la libertà di tutti.
Detto questo oggi i consiglieri comunali saranno chiamati ad un referendum, ad una scelta, tra l’idea di una Sezze libera e sovrana e una Sezze codina al servigio della generosità pelosa.
Se si è liberi e forti si possono accettare i doni, ma non gli ordini del donante di corollario. Non si può, non si deve è tornare al Papa re, è offesa a tutti i sindaci di Sezze da Temistocle Velletri, primo sindaco socialista di Sezze, in poi, è offesa alla storia libera di questa comunità che era così orgogliosa da non meritare una bassezza simile.
Perchè i simboli significano: se si mette la statua come e dove ha “ordinato” il prete, comanda il prete e i preti non si eleggono. E’ una offesa ai morti rappresentati da quel soldato che ama la bandiera che sta al monumento, è offesa alla occupazione delle terre, agli scioperi alla rovescia, è offesa all’anima profonda di gente che ha fede vera perchè la pratica e non la manifesta.
Poi, e mi taccio, è brutta, sproporzionata come tutte le cose inutili. Credo che nell’aula che è stata capace di fare del Comune il lievito della giustizia sociale vincerà il buon senso di non tornare al buio del governo dei preti, dei loro lacchè. Eravamo “contadini senza terra” siamo diventati cittadini istruiti, non buttate all’aria la nostra bellezza che non sta nei muri ma nella nostra dignità.
Metto la foto di Temistocle Velletri, primo sindaco socialista di Sezze cacciato dai fascisti perchè era libero e loro, i fascisti, servi. Vi serva da guida sulla posta in gioco.. E questa è una storia di esattamente 100 anni fa, i socialisti nel 1920 rendevano libero il comune. Voi non fatelo servo.
Norberto Bobbio spiegava la politica cosi: devi scegliere se sei con gli ultimi o con il Principe. Io sono nato ultimo, per le lotte e la fatica sono qualcosa come tutti i setini del mio tempo, il ritorno dei preti no.
Viva Sezze Libera e viva San Lidano
( Foto tratta dal libro di Dario Petti, Palude rossa)


