Treno dixit al covid/ Se facessimo sindaco di Latina Tiziano Ferro?

Treno dixit al covid/ Se facessimo sindaco di Latina Tiziano Ferro?

10 Giugno 2020 0 Di Lidano Grassucci

AVVERTENZA SANITARIA

Questo articolo nuoce gravemente alla salute di chi non ha fantasia, dei moralisti, dei tifosi, di tutti quelli che il problema è un altro. Se ne sconsiglia la lettura a chi questa notte non ha sognato, fosse pure un incubo strano. 

 

Deserto, tutto è deserto. Pungente la mattina di giugno, la notte è breve, il giorno lungo. L’assessore è puntuale, il marinaio lo segue… e basta. Dove siete amici miei, ma è tempo di Covid. L’assessore ride di gusto: “liberati da Lessio, condannati a Filmino Cicletta (Dario Belini)”. Del peggio non c’è mai fondo e…

“Dobbiamo fare qualche cosa”, dice perentorio. Il Carso (inteso come borgo) mi chiede ragione”.  Ma c’è Coletta? “Evidentemente superato”. Lui dopo Redi segna il poco, diventato qualche cosa per finire nel niente di oggi.

Bisogna avere una idea, una intuizione, un salto di qualità. Cerchiamo Zaia, De Luca, Sala. Diciamo riferimenti a forma di riferimento: dagli anonimi dottorini con corte di chierichetti alla forza della personalità.

Facciamo un ragionamento: chi è il nostro concittadino più illustre? Tiziano Ferro.

E allora facciamolo sindaco

L’assessore si illumina

Ti osservo e comprendo di essere felice
Quanto basta per sorprendermi e sognare un po’
Prendi le mie mani per favore e mettile sul petto
Ho un difetto spingo troppo contro vento
Guardali dall’alto sono tutti quanti piccoli
Apri le tue ali e poi
Senti che profumo c’è…da ora
Sboccia primavera già a Latina
Latina
Uno che ha fatto versi di questa città mai “versata”, di questa gente uccisa di nostalgia imbecille, di vendette di borgesi piccoli piccoli e frustrati. Lui è grande, è nel mondo, ha quello che a Latina è sempre mancato, la musica.
Alberto Moravia, in un libro di Paolo Portoghesi per i tipi de l‘Argonauta, la definiva “città del silenzio”, mettiamoci la musica e cambiamo gioco. Usciamo dalla mediocrità.
L’assessore si illumina. Immaginate i concerti, immaginate la libertà di una città che è nata in catena e della catena ha fatto culto. Come se gli afroamericani amassero i negrieri e non il loro riscatto.
Solo la voce di Ferro in consiglio comunale sarebbe elegante, il suo sorriso trasparente. E lui, Tiziano Ferro, non deve dimostrare nulla, lui è e sarebbe il primo sindaco che può dare senza aver bisogno di prendere.
Beh, sarebbe bellissimo.
L’assessore incupisce e confronta il sorriso di Tiziano Ferro con i cupi cultori dell’immorale moralismo che è (scusate la citazione, ma Francesco Guccini è Guccini, non me ne voglia Ferro ma questa è anima giovanile di una vecchia rivolta) :
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un Dio che è morto
L’assessore è convinto, il marinaio annuisce. Siamo arrivati a Roma e il sogno svanisce nella banalità della Raggi venendo dal nulla di Coletta: abbiamo viaggiato nella bellezza diventato da niente a niente, e ci esce una lacrima
La noia quella sera era troppa
E cercava, chiamava
200 principi e invece lei era la
dama del castello
Latina come sarebbe bella se suonasse