La corsa a non sindaco di Latina, la corsa del cavallo morto

La corsa a non sindaco di Latina, la corsa del cavallo morto

29 Giugno 2020 0 Di Lidano Grassucci

AVVERTENZA AL LETTORE: Questo testo nuoce gravemente a chi non è spiritoso, può provocaare effetti letali agli ambizioni. Se, invece, sai ridere può farlo. E’ un pezzo lirico, qui ogni dramma è un falso e l’unica cosa vera, se verrà, è il vostro sorriso. I non spiritosi hanno tanti pezzi seri, questo non è tra loro. Grazie

Quindi questa, cito mio padre Antonio Gattino che ha ispirato lo scritto: e’ la fuga del cavallo morto

 

Ho riunito medici. dotti e sapienti ed ho fatto il mio, personalissimo, non programma elettorale alla richiesta pressante che mi viene dalla città di “non candidarmi”. Candidarmi a che? A non sindaco di Latina.

Come posso rifiutare se il popolo vuole, tutti d’accordo ed è un gran vociare: “saresti il perfetto non candidato, esci dal campo”.

Cerco di difendermi: Ma sono di Sezze... e loro no, no, non importa devi “non candidarti”.

Ho chiamato il mio amico Damiano e ho deciso di non scriverlo so programma. Damiano mi fa: ma è troppo da fadià, chiama pure gl’Amaretto che fatia agli comune e sa. Pe non capisce niente ho chiamato anche Enzo.

Vi chiederete, ma chi sono? Amici miei, amici fidati e visto a chi hanno affidato gli agli in questo mi posso candidare a Papa.

Siamo colti e partiamo da una domanda leninista “che fare?”.

Tagliamo l’erba e appiliamo le buche… Damiano dice, ma non c’è un sogno. Amaretto risponde: ma manco i zampani (le zanzare) e le ruote sfonnate e forse si salva ca cristiano.

O me pare una bella cosa da non fare. Ma voliamo più alto. Enzo si fa cupo: e che c’è di più alto di salvare la vita, di non rovinare un poraccio che deve andà a lavoro e monta ruote ricoperte che non arriva a fine mese?

Me gonfio, pure Damiano e l’Amaretto so delle stesso avviso, era quello che dicevamo prima… prima quando? Quando eravamo vivi e volevamo cagnà tutto, puro la Francia che volevamo fa Spagna o portare le navi alle Piagge Marine.

Poi farei una pista ciclabile per la retta via, farei un assessore all’immondizia che quando gli dici: “guardi c’è un faccoletto a terra, lo toglie e ti dice grazie e non ti accusa di minaccia per cellulosa ai carabinieri”.

Farei il sindaco non andando mai in comune ma salirei sul primo bus che va allo Scalo per chiedere alla gente come va, mangerei al bar del circolo cittadino e poi uno diverso ogni mattino e starei zitto ad ascoltare. Passeggerei salutando tutti e se sono signore mi toglierei anche il cappello che non ho.

Andrei di scuola in scuola e se vedo che quello che taglia l’erba è stanco gli direi: fatti una birra fresca taglio un poco io. Il giorno della maturità andrei di scuola in scuola a farmi vedere dai genitori per la loro emozione che i ragazzi non sanno.

Andrei dal prete di ogni borgo e risma, dicendo che non mi piacciono per niente tutti insiemi e prepotenti, ma uno per uno conoscono anche l’anima della gente.

Metterei un cartello davanti al municipio con la scritta:

“Sono qui ad occupare indegnamente casa nostra, che per voi è aperta sempre. Chiedere e vi ascoltero poi farò quello che so per rispondere e se non so è nella mia umana natura

Firmato; Lidano Grassucci, sa gente La jattuccia, il vostro non sindaco… anzi se non avete sorriso ignorate il tutto, io quel che volevo l’ho sentito: mi sono divertito.

Quindi: con gran gaudio accetto l’onere a cui sono chiamato: non farò il sindaco.