A Latina quando non sanno che dire “volano”, l’aeroporto di Paperino all’afa di luglio

A Latina quando non sanno che dire “volano”, l’aeroporto di Paperino all’afa di luglio

2 Luglio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Ci si sono messi tutti, belli e brutti, alti e storti a chiedere quel che non serve: l’aeroporto. Ma qualcuno a Latina, dei decisori, segue le cose del mondo. La Sea che gestisce Linate (scalo “urbano” di Milano) non voleva riaprire perchè non c’è traffico, tutte le compagnie aeree, nessuna esclusa, sono nel dramma della fine e a Latina che pensiamo per domani: un aeroporto. Qualcuno ha detto a quelli di Latina che per le tratte brevi e medie l’aereo è stato sostituito dall’alta velocità ferroviaria?

Del resto qui per anni mentre in tutta Italia chiudevano le terme, noi le volevamo aprire. Qui amiamo le strade come monumenti alla volontà, ne sogniamo di nuove che vanno da Borgo Piave a Spinaceto , dimenticandoci che la 156 collega (lenta) Frosinone a Sezze Scalo, e abbiamo difficoltà a portare l’uscita della Frosinone-Mare oltre Frasso.

Ci si pure impegnano: gli aeroporti chiudono e noi lo vogliamo, a Frosinone non chiedono, ma hanno, la stazione di alta velocità.

Nessuno ha mai guardato il bilancio di un aeroporto simile a quello di Latina, perchè hanno o chiuso o si sono rivelato una tragedia economica per chi li gestisce. L’aeroporto piccolo sta allo sviluppo come l’aeroplanino delle giostre sta alla Airbus (in crisi anche lei).

Qui non ragioniamo: ci fissiamo.

Spero che i militari non sentano le nostre idiote farneticazioni e mantengano la loro scuola di volo, se vanno via ci saranno 700 stipendi diretti in meno, Latina scalo muore e Latina tutta male campa.

Non solo, ma se vanno via i militari la Fondazione Caetani che ha dato in uso l’area dell’aeroporto all’aeronautica militare se riprende il suo e noi… restiamo con un palmo di naso come con le terme, il porto, la metropolitana, le varie strade, i teatri.

Ma qui, quando fa caldo e il sole batte sulla testa nli ci armiamo della forza di chiedere un aeroporto che ci porti da “dinescanza” a “divevello”, da niente a nulla.

Chiacchiere a stocco… si direbbe, ma fatte con la serietà di chi non si guarda intorno ma ripete l’ovvio indisponente.