Il soccorso nero di don Gianni Toni al collega don Massimiliano e l’idolatria di Lidano

Il soccorso nero di don Gianni Toni al collega don Massimiliano e l’idolatria di Lidano

3 Luglio 2020 0 Di Lidano Grassucci

E non verranno gli uomini neri
Né cose sconosciute
Così anche la notte nera
Non ci fa più paura

Angelo Branduardi, State buoni se potete

 

I preti nei loro pulpiti, nelle loro chiese, possono dire ciò che vogliono, e difendo il loro diritto di farlo perché, facendolo, ribadisco il diritto dei cittadini nelle piazze di dire la loro anche sui preti

Saremmo in tre a Sezze (e manco ci viviamo tutti: io, Lilli Catuzzi, Luca Velletri, come del resto il parroco di Santa Domitilla vive piu’ a Sezze) ma esistiamo, rivendicando il diritto di non volere santi e simboli religiosi nelle piazze in una città che non ha dedicato neanche un mezzo busto a Giuseppe Mazzini.

Eppure fu lui, Mazzini, con la repubblica romana a farci cittadini e non sudditi fedeli succubi delle paure che i preti seminavano tra noi.

I preti possono dire ciò che vogliono nei pulpiti, come ha fatto Don Gianni Toni a Santa Maria durante le celebrazioni per San Lidano, ma dalla piazza si può rispondere che l’idolatria, trasferire la Fede nei feticci e’ cosa stupida. Questa roba non è Fede ma è “mostrare sudditanza”, è baciare le pile. E’ mostrare potere sui fedeli.

Diciamo che don  Massimiliano di Pastina a casa sua può mettere le statue che vuole, può farlo pure nelle sue chiese, ma nelle piazze della Repubblica rispetta la Repubblica e non può “imporsi” alla Repubblica.

Don Gianni Toni può dire ciò che vuole ma la scomunica non è prevista nell’ordinamento italiano e il suo buon gusto gli avrebbe dovuto evitare considerazione sulla città degli uomini, lui che dovrebbe occuparsi di quella di Dio.

Questa storia è brutta anche per una chiesa che ripete poteri passati e si rimangia i suoi “tempi nuovi”.

Tenere a San Lidano non è idolatrare una statua. San Lidano non ha bisogno di feticci, è santo per come ha parlato di Dio non per come viene rappresentato in bronzo da chi vuole il potere per Dio. Feticci che vogliono solo estendere il potere dei preti da diritto alla fede in arbitrio per la libertà degli altri.

Don Gianni Toni e don Massimiliano possono pregare come vogliono ma quando parlano di piazza pubblica non hanno “competenza”. Per l’idolatria e le manie di grandezza i preti già si sono venduti gli accessi al paradiso trovando polli che hanno pagato per un paradiso che di certo non hanno trovato. Hanno incassato dagli ingenui ma hanno anche perso metà del gregge che se ne è andato per altre Grazie.

Se fossi prete, e ringrazio Dio di non averci manco pensato, cercherei di capire il gregge non di immolare l’agnello.

Il XX settembre 1870 preti e baciapile chiusero le finestre in lutto per il Papa re, a Sezze ora vogliono “riprendersi” la piazza.

Libera Chiesa, in libero Stato: mettetevi le statue a casa vostra, noi siamo padroni a casa nostra. Non statue ma opere di bene, se potete