Paolo Pannone ci ha lasciati  nel suo furgone, ciao compagno

Paolo Pannone ci ha lasciati nel suo furgone, ciao compagno

27 Luglio 2020 1 Di Lidano Grassucci

Morire a… quando vanno via quelli vicini al tuo tempo, quelle facce che sono sempre state nel tempo. Mi lega alla famiglia Pannone una vecchia storia socialista che non era numerosa qui, ma diversa sì. Quando mi hanno detto che era morto Paolo Pannone, a 55 anni, sono rimasto di sale, non potevi pensare che… Ultimamente l’ho visto per via dei lavori in giardino per Massimo Passamonti e passava al bar Mimì per parlare di verde. Aveva una discrezione elegante e, anche lui, salutava sempre con un sorriso, con una partecipazione.

L’ho incontrato sempre col camion da lavoro. Già il lavoro e quel furgone c’era anche oggi.

Figlio di una famiglia geniale, il fratello Giuseppe avvocato e appassionato di politica, Gianfranco regista di successo. Con lui da ragazzi abbiamo condiviso la militanza in Fgsi (federazione dei giovani socialisti), per lui una eredità di famiglia, per me una scelta contro la mia famiglia comunista. Gianfranco mi diceva “farò il regista”, ed io “ma dai…”. Invece lo ha fatto. Conoscevo anche il papà Franco socialista, sindacalista, persona seria. Famiglia geniale. Il figlio Francesco l’ho conosciuto a Priverno ad un convegno di ragazzi, era genuino come lo eravamo noi a 20 anni, mi stringo a lui con l’affetto che si deve e che si sente ad un ragazzo che della vita dovrebbe vedere il sole dell’avvenire e non il olore di un cinico presente. Un nostro compagno, il primo presidente della repubblica socialista, Giuseppe Saragat avrebbe detto piangendo: destino cinico e baro. Io aggiungo ingiusto.

Paolo era un uomo che avresti detto forte, uomo del fare, con fare pubblico che pareva sempre calmo. Una calma che hanno i giardinieri per via di seguire il lento processo delle piante e non la voracità del tempo di umani e animali.

Tutto mi sarei immaginato di scrivere, tranne questo, perchè pensi di essere dentro una vita che è un teatro dove non debbono cambiare mai gli attori.

Paolo è morto nel primo pomeriggio all’uscita da una casa di cui curava il giardino dalle parti della Scivosplash, sale sul suo furgone e, resta lì ad un appuntamento micidiale.

Un saluto, noi, noi socialisti litighiamo tanto, ma poi siamo quell’umanità dolorante che non può far altro che unirci in fitta schiera.

Ciao Paolo

 

Foto: gentilmente concessa da  Il Messaggero