Letture amene di ferragosto: la cura

Letture amene di ferragosto: la cura

12 Agosto 2020 0 Di Lidano Grassucci
Cura, curano le mani di un contadino una piantina. Mani dure che sono cuoio ma dono tenere con la pianta bambina, quasi carezza da un orco, quasi mani di sarta da un omone grosso, quasi poesia da chi non ha parole
Cura, curano le idee assurde dei folli che seguono la banda e della musica fanno il loro amore. Seguono piatti e gran cassa e si sentono curati, assolti, si sentono come avvolti e danzano di bellezza che è anche loro
Cura, cura il medico ascoltando il respiro, decifrando l’alfabeto del battito del cuore. Cura il medico sentendo ogni lamento ed a ciascuno il suo merito e la sua resistenza. Cura con il timore che hanno tutti quelli che possono salvare. Sacerdoti di una pietà che rincorre il dolore e quasi lo piglia e lo spariglia.
Cura, cura di un gatto all’equilibrio. Passi impossibili sul ramo in alto in alto e quasi cade da li sù. Invece scende soddisfatto e la cura è stato vedere l’impossibile che diventa probabile, fattibile, vero
Cura, cura la donna che si lascia curare accuratamente dal mistero delle parole. Parla fitto, parla di nuovo, e l’ascolto è la seduzione del canto di Caruso che fa del delirio la cosa più normale e la testa balla avvolta dal bel canto. La donna che seduce, induce, riduce e il cavaliere fa un inchino che pare cadere ma torna ritto come un fuso ed è Cyrano, ed è Don Chisciotte, ed è Paolo davanti a Francesca ed è un divenire dimentico della partenza.
Cura, cura la donna che cura facendo sentire il cielo possibile e impossibile ogni dolore. Cura la donna che parla pian piano come tiene il cavallo l’amazzone e il suo arco è infallibile.
Cura, cura come curano le cose impossibili le malattie ingenerose che diventano guarigioni miracolose
Cura, cura come la pozione di parole che ascolti davanti al mare e da dietro c’è qualcuno che è pronto ad accarezzare.