Un saluto a Lilly grande, ricordo di Lidano Catuzzi
19 Agosto 2020Lilly grande (Lidano Catuzzi) era un uomo di una intelligenza e di una ironia straordinaria, è andato via oggi.
Qualche settimana fa mi ha scritto dicendo a me, Lilly piccolo, di quando mio nonno non voleva farsi operare e zia Marcella lo salvo da morte certa. Confesso, ho pianto, quando per accidente mi hanno informato. Pianto davanti a quello scritto così delicato, di una Sezze che era come una famiglia in quel tratto di strada, oggi via Marconi prima via Felice Cavallotti, dove erano tutti una famiglia, con affetti e liti da famiglia. Era stato uno dei protagonisti della “rivolta” dei ragazzi setini contro ogni perbenismo, anche quello della rivoluzione. Lilly pensava in un mondo di copiatori, Lilly non aveva timore di essere se stesso, sempre. Era così rivoluzionario da avere chiara e conservare la memoria delle sue radici e la storia dell’operazione di mio nonno ne è la prova. Intervenne sulla vicenda della statua di San Lidano al Belvedere, un intervento acuto, intelligente. Qualcuno commentò dicendo “ma chi è sto Lilly, manco abita a Sezze“, se la prese tanto ed a ragione, perchè Lilly era una Sezze possibile fuori schema. Gli imbecilli sempre dalla parte della ragione e mai del torto contestarono al Papa che si era stabilità ad Avignone: “lei sta tradendo, il Papa deve stare a Roma”, lui rispose: “No, dove sta il Papa è Roma”. Parafrasando dove stava Lilly c’era l’utopia di una Sezze a schiena dritta schiava di alcuna chiesa, rigorosa nella sua umana storia.
Mia zia Marcella diede a lui il nome di Lilly, ingentilendo Lidano, dopo pochi anni sono nato io e il suo Lilly divenne “Lilly grande” ed io per sempre “Lilly piccolo”. Nascere condannati ad essere piccolo per sempre mi ha portato a volerlo imitare nella vita con le lezioni e le trasgressioni, ma eravamo di pasta diversa e mi restò un poco il mio mito. Quando nelle osterie parlavi fitto fitto con mio padre Gattino ed io un poco ero geloso.
IL 9 agosto scorso Lilly ha pubblicato la foto, che ripubblico, di un sui amico Fabio Leonoro, Girella, scomparso alcuni anni fa, anche lui una pietra miliare di una generazione setina che si apriva al mondo restando nel suo mondo

Questo il commento di Lilly in calce della foto: Ho aperto per caso un cassetto ed é apparso “LUI”…Fabio Leonoro, detto Girella, per alcuni Fabio era un campione di manualità, ma chi lo conosceva sapeva che univa ad una destrezza unica una vera e propria filosofia empirica. Racconto un piccolo aneddoto. Una volta costruí una cantina ad igloo fatta tutta di piccoli ciottoli di fiume, i ciottoli erano intervallati a dividere la cupola dalle pareti da una linea di mattoncini rossi in antico cotto toscano, solo che un mattoncino era stato lasciato dalla parte del marchio del cotto…quando gli chiesi il perché di tale scelta mi rispose “E per evitare a qualche idiota delle Belle Arti, di fare una figura di merda, credendo di aver scoperta una cantinetta di epoca romana…” una vera e proppia opera di Land Art. Questo ma non solo questo era Fabio GIRELLA….Dedicata a Francesca Leonoro.sua figlia…
Conoscevo Girella e capisco, ora, il caso, ed il destino, e la foto ritrovata in un cassetto. Con lo stesso spirito con cui Lilly ha ricordato Girella solo qualche giorno fa ripropongo il suo ricordo di mio nonno Lidano, Zi Lillo, che mi ha donato perchè tra le righe c’è lui, la sua intelligenza, la sua voglia di cambiare il mondo, di rivoluzionarlo, conoscendolo.
LA STORIA DI ZI LILLO NELLE PAROLE DI LILLY GRANDE
Come promesso, ti racconto quando dopo una giornata incredibile Zi Lillo accetto di farsi operare.
Quella mattina, nelle Starie fummo svegliati tutti alla buon’ora da Zia Pippa che chiamava tutti a raccolta, Zi Lillo, l’uomo d’acciaio, si sentiva male.
I portono si riempí in un attimo di parenti, su da Zi Lillo c’era il medico, mai successa na cosa simile.Quando il medico scese annuncio che Zi Lillo andava operato d’urgenza per un’ernia strozzata, solo che non ne voleva proprio sapere d’esser aperto. “Nessuno mi aprirà mai, so nato sano, e sano moro” urlo al medico, e li cominciò l’opera di convinzione che durò 24 ore.
Il primo a tentare l’impresa fu zi Filippo cicerchia la guardia, il suo tentativo durò meno di un gatto sulla tangenziale.
Da li si successero una serie di flop rimediati da una serie infinita di personaggi ritenuti piú o meno autorevoli, intanto sotto a via Marconi s’era riunito quasi tutto il paese.
Fu quasi verso la mezza notte, quando ormai tutti davamo Zi Lillo per spacciato, che da Roma tornò Marcella Tartaglia, salí sopra e dopo un po’ riscese. “Prendete la barella, Zi Lillo si opera”.
Il patto che strinsero restò un segreto che i due si sono portati nella tomba, ma il miracolo s’era compiuto, Zi Lillo era salvo.
Lidano Catuzzi
IL SALUTO
Ciao Lilly grande, zia Marcella non c’è più, Zi Lillo non c’è più, zio Filippo non c’è più e… beh oggi mi sento tremendamente solo della mia storia. Oggi sono morte le Starie, come le chiamavi tu.
E grazie della storia che mi hai lasciato.


