Daniele Nardi: la sua sfida “possibile” nei giardini del Comune a Latina

Daniele Nardi: la sua sfida “possibile” nei giardini del Comune a Latina

13 Settembre 2020 1 Di Lidano Grassucci

Come si può raccontare una storia che non si può vivere?
Dare forma a qualcosa di intangibile.
Usare le parole come corde, ramponi e piccozze e provare a portarvi lassù.
Sul tetto del mondo.
Come raccontarvi le storie di questi uomini straordinari?
Quanto sono pesanti i loro corpi, duri come la pietra, gelati dal vento e dalla
neve, che ci chiedono di salire, di non dimenticarli.
I guardiani del Nanga. Alpinisti eccezionali che si sono spinti alla conquista di
una vetta, e che non hanno più fatto ritorno.
Sono rimasti lì, a proteggere il loro sogno, la loro sfida, la loro ragione di vita.
Il Nanga Parbat.
Un gigante di 8126 metri d’altezza.

E’ l’incipit dello spettacolo “I guardiani del Nanga” che si tiene il 14 settembre 2020 alle 21 nei Giardini del Comune – Piazza del Popolo, 1 – Latina.  info e prenotazione biglietti: assomitmacher@gmail.com / 327 085 4782

Parla di un mio conterraneo, ma che è andato molto più in alto di me e non è tornato: Daniele Nardi. Se ti sporgi del chiuso palazzo del comune di Latina e guardi a monte vedi il Semprevisa, quella montagna dove Nardi ha imparato la montagna. E’ montagna gentile, pare fare a gara di racconti omerici con Circe che ha davanti e tutto comincia lì, li in alto ma non tanto, ma in una sfida sopra.
Gioia Battista l’autrice (attore protagonista Nicola Ciaffoni)  è nata a Latina e parlando al telefono lo si capisce da quell’accento un poco addolcito dal cispadano, distante anni luce dalla dura lingua delle colline, ammirato della vicina città grande.
Daniele Nardi, invece, aveva suoni di calcare lepino nel parlare e…
Lo spettacolo parla di sette storie di alpinisti nel Nanga, è scritta da Gioa Battista, ma parliamo non degli altri alpinisti, ma di Nardi. Ma lo conosceva? Lei parte in un racconto fatto di storie raccontate, omeriche appunto, in cui Daniele Nardi si fa eroe di un mondo che ha bisogno di “pionieri”. Di Ulisse, di Cristofaro Colombo, di Marco Polo, di… sognatori di Sindbad il marinaio ma che vanno su. Mi descrive il suo Daniele Nardi come un ragazzo che prende un ascensore necessario alla sua salita. Lei è donna di piano, ora sta a Trieste nel vento e nel mare, ma perché questa sfida? 
«Mi piacerebbe essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile, che però non si è arreso e se non dovessi tornare il messaggio che arriva a mio figlio sia questo: non fermarti non arrenderti, datti da fare perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un’idea…vale la pena farlo.»
Daniele Nardi
Gli dico, ma ha fatto una cosa impossibile, lei si ferma un poco e mi spiega: “no, no, era possibile”.
Capisco da questa risposta il senso di questa sua ricerca, raccontare nel mondo del calcolo, della capacità di valutare milioni di dati il bisogno umano di sentire se stessi, di ardire, di dire “e’ possibile”. Perché se usiamo la ragione le tre Caravelle dovevano cadere giù al finire della “frittata”, Marco Polo non doveva far ritorno dalla terra della seta e una mela caduta sulla testa è solo un bernoccolo.
Capisco che Gioia non ha scritto un testo per fare teatro, ha scalato la sfida degli alpinisti davanti ad una montagna che non è buona o cattiva, è montagna. Lei non ha giudicato Daniele Nardi lo ha “capito”, perché aveva capito la montagna. 
Se ti affacci dal Comune di Latina e guardi verso la montagna vedi un “cucciolo” di montagna che è grande come la montagna: li devi andare passo dopo passo, la fatica ti è compagna, poi ti confonde come fa Circe con Ulisse, perché è montagna. 
Una storia fatta di sette storie. In queste storie, se potete, fermatevi al ragazzo di Sezze (perchè anche gli altri sei sono ragazzi del loro posto) e le capirete tutte, una per uno, guardando il primo gradino davanti a voi, è alto, è severo, ma è un gradino che porta al tetto del mondo.
LO SPETTACOLO
I guardiani del Nanga
Storie di (stra)ordinario alpinismo
di Gioia Battista
regia Stefano Scherini
con Nicola Ciaffoni
una produzione Mitmacher teatro e Botëghes Lagazoi
in collaborazione con Teatro del Carretto
Giardini del Comune di Latina, 14 settembre alle 21
TRAMA
In questo spettacolo si raccontano sette storie di sette spedizioni
alpinistiche dal primo tentativo di scalata, nel 1895, dell’inglese Albert
Frederick Mummery, ad oggi. Da Willy Merkl e le spedizioni tedesche
finanziate dal governo nazista, all’ascesa dei fratelli Messner, che si è
portata dietro oltre trent’anni di polemiche per la scomparsa prematura
di Gunther.
Dal primo alpinista venezuelano José Antonio Delgado all’altoatesino
Karl Unterkircher. Fino ad arrivare ai nostri giorni, con il polacco
Tomek Mackiewicz e l’italiano Daniele Nardi.

 

 

L’AUTRICE  

GIOIA BATTISTA (nella foto di copertina) – drammaturga e scrittrice. Nata a Latina nel 1982. Si laurea a Trieste in Lettere con una tesi in
Drammaturgia Contemporanea, lavora da più di dieci anni in ambito teatrale come drammaturga e aiuto regista.
Dal 2007 al 2017 ha lavorato come aiuto regista residente presso il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, ha affiancato registi come Antonio Calenda, Furio Bordon, Serena Sinigaglia, Igor Pison e ha lavorato, tra gli altri, con i maestri Giorgio Albertazzi e Roberto Her litzka. Dal 2008 collabora come editor e correttore di bozze per lo scrittore e drammaturgo triestino Furio Bordon. Il testo inedito «Il corpo che parla» ha vinto il premio Adriana Monzani (già premio
Candoni) per la drammaturgia contemporanea, nel novembre del 2016. Ha collaborato con il Museo Svevo e Joyce di Trieste per la rassegna «Buon compleanno Svevo» con lo spettacolo «Una vita (da cani)» di cui è autrice e regista, rappresentato all’Auditorium Revoltella di Trieste, con Luciano Roman, Nino Bernardini e Stefano Bembi. Ha curato l’adattamento drammaturgico del testo «Lei Dunque Capirà» di Claudio Magris, per la regia di Antonio Calenda e l’interpretazione di Daniela Giovanetti, prodotto per il Festival VeliaTeatro nell’agosto del 2017. Nel settembre 2014 è andato in scena a Piemonte d’Istria il testo «Tornar – Una notte a Piemonte d’Istria» scritto a quattro mani con
il cantautore Simone Cristicchi. In occasione del Centenario della Grande Guerra scrive il testo «L’esercito dei matti» nel 2016, di cui viene rappresentato un estratto durante il Festival Tra le Rocce e il Cielo presso la Campana dei Caduti. Nella stagione 2017/2018 ha condotto con l’attore Luciano Roman dieci incontri di letteratura e teatro nel ciclo «Esercizi di memoria» presso l’Ex Convento di San Francesco a Pordenone, presentando letture da testi di Hassan Fathy con il prof. Mauro Bertagnin, Giuseppe Romualdi con il prof. Paolo Quazzolo, Goffredo Parise con il giornalista Ales sandro Mezzena Lona e Rodolfo Wilcock con il conduttore Edoardo Camurri.

Nel 2018, per l’attrice Daniela Giovanetti, il monologo originale a quattro voci «Iris e le altre», da cui è stato tratto un reading presentato in anteprima a Forlì nel marzo 2018, il testo è un’elaborazione di un capitolo del libro «Eccentrici in guerra» dello storico Andrea Santangelo. Nel febbraio 2019 è andato in scena il suo adattamento drammaturgico del romanzo «Il fantasma della Ferriera» per la Compagnia del Teatro degli Sterpi / Hangar Teatri di Trieste, e la regia di Ful vio Falzarano e nel giugno dello stesso anno ha debuttato per il TACT Festival l’adattamento origi-
nale del testo «Cold Water» di Francesco Guerrera per la regia di Valentina Milan.

Dall’estate 2019 è entrata a far parte come socia della Compagnia Mitmacher. Nell’ottobre 2019 è andato in scena nell’ambito del festival letterario della Barcolana: «Un mare di racconti» il suo testo: «Trieste, nel mare. Una raccolta di voci, onde e venti» un omaggio ai maggiori scrittori triestini.

Nel luglio del 2020 ha debuttato in prima nazione al Valtellina Teatro Festival il suo ultimo testo: «I guardiani del Nanga» per la regia di Stefano Scherini e con in scena Nicola Ciaffoni. Lo spettacolo è un testo di teatro di narrazione sull’alpinismo estremo e racconta di sette spedizioni sul Nanga Parbat tra il 1895 e il 2019.
Si occupa di corsi di scrittura e drammaturgia. Con il professore Paolo Quazzolo, docente di Storia del Teatro dell’Università degli Studi di Trieste, cura gli incontri del lunedì sul teatro e la dramma turgia presso lo spazio Hangar Teatri a Trieste. Ha collaborato con l’associazione MateâriuM di Udine con il progetto della Micro-scuola di scrittura.