Metti Mansutti e Zaccheo a parlare di Latina e il corso “rivive”

Metti Mansutti e Zaccheo a parlare di Latina e il corso “rivive”

1 Ottobre 2020 1 Di Lidano Grassucci

E’ una mattina di Latina, le strade sono piene di commesse che hanno fretta, di professionisti vestiti “a fretta” e ragazzi che “gestiscono la scuola”. I consumatori verranno dopo, gli impiegati sono già passati. All’angolo del Corso della Repubblica con via Emanuele di Savoia incontro, elegantissimo, Maurizio Mansutti, già sindaco di Latina. Alto, razza Piave evidente. Saluta tutti, qualcuno gli “annuncia” che gli lascerà un caffè pagato al bar, un altro chiede notizie della sua pratica, altri gli dicono due parole per parlare. Secondo sindaco cispadano di Latina, il primo era Redi, primo sindaco friulano della città, il secondo che veniva dai borghi e… Un pezzo di storia di questa città. Da dietro le spalle spunta Vincenzo Zaccheo, anche lui vestito come si va vestiti se sei stato sindaco. Lui, Zaccheo, non ha emancipato una etnia in città, ma una comunità politica quella della destra che pareva destinata alla testimonianza. Sono sottili, due mondi diversi ma, si confrontano alla pari, alteri entrambi con le battute di Mansutti che si inserisce nel fraseggio fitto di Zaccheo.

Lui il sindaco della destra è più immaginifico, Mansutti più insinuante. E’ divertente vedere la storia della città in un dialogo. Parlano delle biciclette parcheggiate da Pozzana, di Don Torello, poi della democrazia, non si fermano sui partiti. Un impiegato comunale in pensione si ferma, saluta Mansutti (è un suo elettore) ma chiede secco a Vincenzo Zaccheo: “Ma si candida?”. Vincenzo si sente investito dal ruolo e fa una battuta secca “non è in agenda”. Mansutti sorride “per ora”. Parlerebbero a valanga, hanno il gusto della parola e la parola nel gusto di una città che conoscono. “Se chiedo a uno di questi dove sta via Quartaccio… ” fa Mansutti, Zaccheo parla di quando salutavano col fazzoletto bianco Don Torello che andava via in sidecar.

“La politica è andare tra la gente, se ci entro in casa poi si fa un legame”, dice Zaccheo. Mansutti, che non è da meno, ricorda anche gli inconvenienti e da friulano li legge nella grappa: “ti regalavano quella grappa fatta in casa, terrificante”.

Un mondo diverso, la gente li guarda paiono un libro di storia patria (di Latina) che  vive

Ci sono i funerali di Luigi Angiello, bisogna andare.

Quando Latina era più giovane di adesso