Gli archi di San Lidano “lavati” con Dash: il bianco dell’umiltà
27 Novembre 2020“È stato l’orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l’umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli.”
Sant’Agostino
Di che colore sono gli archi di San Lidano? Grigi avrei detto. Grigi di tempo, grigi di storie grigi stanchi di segnare una storia che non ci dovrebbe stare. Invece? Ci hanno messo mano e li hanno lavati, con cura, li hanno ristorati e paiono, ora, usciti di bucato e sono bianchi. Insomma li hanno restaurati.
Qualcuno su a Sezze voleva fare del culto mite a Lidano: pensate un santo che si fa ricordare al mondo non per la venerazione della sua figura, ma per un ponte che tiene all’asciutto i viandanti che collega mondi e non divide mai. Non è un moro un ponte e gli archi sono come l’umile schiena di un somaro che regge il peso della soma per far vivere meglio chi l’ha caricata e chi la scarica. Una statua per un santo che è venerato negli archi di un ponte è un poco fare di questo santo un qualsiasi santo.

Ora gli archi sono bianchissimi, paiono testimonial del Dash, quel detersivo che lavava così bianco che più banco non si poteva. Ora se ci arrivi da Latina ti trovi questo sorriso che ti “porta a casa”, se viene da Sezze un compagno per andare lontano da casa, comunque non ti lasciano mai solo gli archi di San Lidano.
Un santo che ricordiamo in un ponte, che regge il peso del nostro viaggio. Lo dico, sono orgoglioso di chiamarmi Lidano quanto non mi piaceva il feticcio sul belvedere. Portiamo il nome di un umile credo che per la sua umiltà è grandissimo


