Paolo Rossi e ci sentimmo in capo e capi del mondo

Paolo Rossi e ci sentimmo in capo e capi del mondo

10 Dicembre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Quando i soldati italiani sbarcarono in Libano per la prima missione all’estero di pace furono accolti da ragazzini con la maglia azzurra di Paolo Rossi. Era fino, fino Paolo Rossi. Nome che pareva preso per fare di un italiano medio un eroe assoluto, la sua fu un riscatto. Era il 1982 noi, dico noi italiani, eravamo il ricordo di un mondo sbruffone e straccione e nel mondo e Giorgio Gaber sintetizza in una strofa il concetto

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia

Ma, ma quella volta quel ragazzo, quel ragazzo con il sorriso stampato che fa gol, poi lo rifà, poi di nuovo… ne farà sei. Sei reti di una volontà, di un Dio degli ultimi che si fa generoso e ogni cosa diventa diversa. Enzo Bearzot, friulano silente, concreto, Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, rigorosissimo, e questo ragazzo tra altri ragazzi seri, rigorosi, attenti e volonterosi. Che Italia diversa oggi.

Oggi è morto Paolo Rossi, a 64 anni. E’ sgomento per chi ha pensato per un poco che potevamo essere diversi, che le bombe erano brutte e i goal belli. Che si può vincere anche quando tutto è perduto.

I ragazzini di Beirut andarono allo sbarco dei soldati italiani che scendevano da navi già vecchie 20 anni prima, fucili della guerra di mezzo secolo prima, pensando che fossero tutti come Paolo Rossi.

Ecco siamo stati lui, come lui abbiamo calciato sei volte in rete, come lui abbiamo alzato la coppa del mondo.

Poi la Juve, ma questa è cosa di parte perchè ciascuno di noi ha amori dentro, profondi e non puoi farci niente e ti fanno differente, unico tra la gente.