Aspiranti sindaci: lo slogan di Di Cocco e i comunisti setini di papà

Aspiranti sindaci: lo slogan di Di Cocco e i comunisti setini di papà

22 Febbraio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Gianluca Di Cocco ha affisso manifesti in città in cui dice di se stesso “Se lo penso lo dico, se lo dico lo faccio”. Sotto c’è il profilo di Latina e la scritta 2021. L’ho letto e riletto e mi sono ricordato di una storia che mi raccontava mio padre. Lui, papà, era comunista e irrideva i forchettoni (i democristiani) giocando con l’ironia: durante le elezioni del ’48 in un medesimo palco, in piazza dei Leoni (se la memoria non mi tradisce) si alternavano i comizianti dei vari partiti.  Parla il democristiano che annuncia: faremo le fogne, porteremo l’acqua e la luce nelle case, asfalteremo le strade, lavoro per tutti… Dopo di lui doveva parlare il comunista che non aveva tutte queste carte da giocare, ma doveva pur giocare. La Russia era lontana e la fame vicina e allora usò il genio dialettico. Salì sul palco con aria serissima, i comunisti dalle mie parti sono gente seria e fece il suo discorso pieno di patos: “compagni – urlo – noi comunisti non promettiamo niente ma manteniamo le promesse”. Gli venne di getto, geniale: mai programma elettorale fu più applicato alla lettera. Va da se che i miei paesani votarono comunista da allora e fino a quando “santa madre Russia” fu meta e non incubo.

Di Cocco non ci dice cosa pensa, neanche perché lo pensa ma se pensasse lo direbbe facendolo. Geniale.

Non me ne voglia Di Cocco ma i comunisti di papà non promettevano niente perché pensavano ad un mondo diverso dal mediocre presente, pensate pensavano che gli uomini sono tutti eguali, ma lo ringrazio Gianluca perché inconsapevolmente mi ha ricordato quando la politica era felice battuta, intelligente ironia e ci dovevi credere perché ci credevi

Direte, ma i democristiani “perdevano sempre nello scontro dialettico?”. Sì, ma non quando entravano in campo i loro capi, i preti. Papa e i suoi compagni lavoravano nei campi al piano, sulla strada bianca passa un curato, uno di quelli alla Don Camillo, con tanto di cappello e sottana nera (gente allegra i preti). papà intona la sua speranza e quella dei suoi: Se non sarà quest’anno, sarà il prossimo anno anche i preti lavoreranno”. Il sacerdote era a debita distanza da quegli insolenti ragazzi, si ferma con la bici, e risponde “intanto lavorate voi”.

Gli corsero dietro al prete con “soricchio” (il falcetto) e martello: ma quello sapeva correre e gli fece mangiar polvere.

Morale: la politica ama le battute, ma ha bisogno di ragioni per cui combattere e non bastano le ambizioni