Quelli che il vaccino ancora non è il loro turno, i sacrificabili
4 Marzo 2021E la ragazza di prima classe
Innamorata del proprio cappello
Quando la sera lo vide ballare lo trovò subito molto bello
Forse per via di quegli occhi di ghiaccio
Così difficili da evitare
Pensò magari con un po’ di coraggio
Prima dell’arrivo mi farò baciare
Francesco De Gregori, Titanic
Il vaccino è una meta, prima gli anziani… Ci sentiamo come quelli del Titanic che i marinai gridavano per far salire sulle scialuppe “prima le donne e i bambini”. Noi, tutti gli altri, sapevamo che era giusto così, che ci sono “sacrificabili”. Prima i sanitari, prima gli anziani, prima gli insegnanti, prima le forze dell’ordine, prima i malati, prima… Ti accorgi solo ora di “essere marginale”, di essere non indispensabile, non utile agli altri e ti metti di lato ad aspettare la provvidenza o che la nave si assesti senza affondare.
Il vaccino lo devi meritare o devi essere generoso e aspettare, è giusto così. Dobbiamo salvare la specie e noi non siamo gli speciali di questa specie, ci salveremo da soli se sarà possibile. Siamo sul ponte della nave, un passo indietro, tutto è buio pesto, in mare le scialuppe hanno luci fioche, altre lo faranno. Soldati al fronte chiamati al prossimo assalto e andare nelle retrovie non è previsto, andranno anche i furieri e il capitano sarà il primo.
In guerra è così, nessuno ricorda le fanterie i “militi ignoti”. Noi siamo quelli che cediamo il passo, che non bariamo, che rispettiamo il turno che siamo arrivati sin qui e non ci lamentiamo. Siamo la maggioranza non lamentosa, siamo l’indole che viene dalla saggezza contadina di essere sotto il medesimo cielo governato dalla sorte.
Noi non ci possiamo prenotare, ma neanche far notare in un marzo impertinente.
La mattina, senza dircelo, ci contiamo e siamo felicissimi di perdere il tempo che abbiamo. Non ci vaccineranno a breve ma venderemo cara la pelle, come sempre, come ci tocca.
“Lì a nu non ci vaccinano, pe mo”
“Dammià, i che sarà ci vaccinarao”
“mbè, quando ci attocca”
“ma n’sara beno ugualo?”
“Meglio quigli che teo bisogno, nu no”
Noi siamo quello che non hanno bisogno, di cui non avete bisogno.
Siamo quelli che andremo al mare ancora una volta, in montagna a sentire il vento. Viventi senza paracadute


