Storie di città nel tempo “rosso”: Trilli e Capitan uncino

Storie di città nel tempo “rosso”: Trilli e Capitan uncino

16 Marzo 2021 0 Di Lidano Grassucci

“Spugna, pendaglio di forca…” e quel coccodrillo. Guarda Trilli, non parla. Trilli non parla ma vola, vola, vola. Sono nel mezzo di ogni giorno che viene il sole. Solo che, d’improvviso, sono sparite le persone, come per magia. Tutto è teatro di fantasia e la testa corre la città diventa un parco. Spugna sta nella stiva, si gode vino e amici, Capitan Uncino si guarda la mano perduta per via di un coccodrillo, e Trilli?

Già, ogni uomo che cammina solo ha bisogno di un angelo custode, un pensiero, una visione, una compagnia, una presenza per confortare l’assenza che ti assale. Da ogni tempo la storia è piena di storie che hanno presenze, di complici di rimandi per fare ribalderie.

Abbiamo dentro quell’ingenuità ardita di sentirci Peter Pan e i bimbi sperduti caduti dalle culle e non più trovati, le femmine no, loro sono ben salde. Ma a quei bimbi, a Peter piace pensare che in volo ci sia una presenza, così parlante all’animo loro da esser muta nella storia perché lei parla attraverso loro, e Peter la capisce, la coinvolge, si coinvolge.

Favole direte, vero. Fantasia. La città è vuotissima sembra una isola che non c’è, pare una città che si è sperduta. Una lucina la sera tra i lampioni spenti..

Spugna… pendaglio da forca. Capitan Uncino non si capacita, vorrebbe toccare quella luce, metterla in una lampada per vedere dove sta quel maledetto Peter  . Ma si sa i sogni anche in forma di donna sono complici di bimbi sperduti.