Sezze nel cimitero e quella voglia di Santa Inquisizione
19 Marzo 2021E’ meglio correre il rischio di salvare un colpevole che condannare un innocente
Voltaire
Non sono giudice, non sono guardia e non giudico e non indago. Registro le accuse dell’accusa, attendo le considerazioni della difesa e mi atterrò alle decisione del giudice giudicante che è terzo rispetto alla accusa e alla difesa. Poi non ho bisogno di vendette, ma mi dispiace umanamente per ogni uomo a cui viene ristretta la libertà. Cosa volete sono socialista e non ho verità predefinite che giustifichino tribunali di inquisizione dei preti, o tribunali speciali dei fascisti.
Detto questo non assolvo alcuno e quando il giudice terzo deciderà ne prenderò atto.
Lo dico perché vedo in giro tante pruderie, tanti moralisti che giudicano la vita degli altri, dimenticandosi di gestire la propria. Sono errante e capisco gli errori altrui, senza mai perdonare o coprire chi sbaglia e me stesso se lo faccio. Ma per salvare Abele nella sua libertà, bisogna garantire Caino nei suoi diritti.
I radicali italiani hanno fatto una associazione contro la pena di morte che si chiama “nessuno tocchi Caino”, a difesa della difesa e contro i rischi per Abele di farsi assassino di Caino.
Direte, ma le accuse sono gravi. Per questo i diritti sono stringenti perché deve esserci davanti ad ogni accusa il dubbio verso l’accusato “e se è innocente?”.
Papa Francesco, ed è un papa, dice “chi sono io per giudicare”. Io che sono umano dico lo stesso e rimando alle leggi questa incombenza che non voglio su di me pretendendo però la difesa nei suoi diritti
Nessun uomo libero può essere arrestato, imprigionato o danneggiato in alcun modo, eccetto dal giudizio legale dei suoi pari o della Legge del Paese
Recita così l’ Habeas corpus della Magna Charta del 1215 firmata da Re Giovanni senza Terra: la prima traccia del nostro rispetto per il cittadino come argine per lo Stato.
A queste sacre regole si attengono i liberi, dei servi non mi interesso
Nella foto di copertina la Magna Charta 1215 che sanciva a firma di Re i limiti del potere reale davanti alle libertà dei liberi



caro direttore.mi trova in parte concorde con lei.attenderemo il giudizio giusto o meno che sia.la mia domanda però,visto il suo aulico articolo,se fosse capiatato a lei di mettere le mani in tasca per seppellire un suo caro o peggio.avere una minore coinvolta in questa brutta faccenda,.sarebbe stato ancora così poetico?
certo di un suo riscontro le porgo le mie cordialità
Giorgio Sannia
Non ho mai sopportato i soprusi, mai per natura. Se qualcuno mi avesse posto una alternativa come quella da lei suggerita avrei risposto andando al Comune a chiedere ragione. A mio nonno Lidano i fascisti ordinarono di fare la tessera, con la prepotenza di chi “ricatta”. Lui rispose: no, i campo de lo me. Ecco avrei parafrasato così: no, il Comune è anche mio. Ma non biasimo nessuno, la legge morale che è in me non mi fa meglio o peggio di altri, ma mi fa me.
Mio nonno fu fucilato per non dichiararsi fascista.ed era un finanziere..leggo con stima il suo giornale ma vedo che le sue origini prendono spesso il sopravvento.mi chiedo del perche’ l’ essere di sezze la appaga in modo non neutrale.con tutta ls stima
Cordialmente. Giorgio sannia