I luoghi e le presenze

I luoghi e le presenze

16 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Prendiamola di petto, un colpo di reni, una spallata, una sterzata rispetto ai luoghi comuni, al comune dei luoghi. Gli spazi sono niente se non ci metti dentro le presenze. Nei vicoli da dove vengo vive, ma dico serio, uno spirito femminile “la femminuccia”. Si aggira nel loro vuoto, nella loro tortuosità. Le storie, come gli avvistamenti, sono 1000 e 1000, ma ciascuno si fa poi la sua idea, l’idea di come potrebbe essere all’incontro, un giorno.

Da bambino la pensavo materna, da ragazzo avvenente, ora… presente. Cambiano l’età non lei, spirito di sempre. E nell’età gli occhi del viandante e gli spazi sono presenze, luoghi di incontri, non luoghi di passo,  Luoghi di storie. La femminuccia fa il suo passo quando c’è quel tempo tutto da definire del mattino, tutto sa salutare nella sera appena accennata. Cammina di passo suo, vive di cosa sua e pare decisa nella sua “corsa calma”. Mio nonno raccontò di averla incontrata sul far della sera e poi a scuro fatto, ma in mezzo c’era stato il vino e la cosa mi dava ragionevoli ragioni per sentire il racconto ma non credere ai fatti. La descriveva come “una bella donna”, anzi disse di più “una bella presenza”. La presenza presuppone che senza c’era l’assenza, come se l’aspettasse.

Puoi credere ad un nonno da osteria, ad una storia che è volata di bocca in bocca? Poi la ragione era figlia di ogni cosa della vita, della vita mia. Non c’è posto per i santi, le superstizioni, sto in una città senza vicoli storti, di strade diritte, dove tutto ha un “motore”.

Invece? Ci sono nascoste nei muri immagini che esorcizzano i mali, favoriscono il bene, madonnine a Roma, piccole edicole votive, o gargoyle, o ex voto, o targhe a memoria, o maschere ma vita comunque. “leggevo” questi spazi quando, e non avevo bevuto, sento una presenza come se la strada si fosse stretta, fatta con le curve, curvata, vicolo come arteria, vena. Come se a teatro cambiasse lo sfondo, tutto mutava, meno gli attori e l’orchestra faceva la stessa musica. Cambiava la scena dalla ragione alla irragionevole pura, dalla idea i una mela che cadeva per forza di gravida ad una mela con le ali che andava in senso capovolto. Una presenza, avvolgente, e… mio padre salutava la madonnina alll’inizio della salita che portava al mio paee, e poi ripeteva il gesto quando aveva “conquistato” la meta. Come un viaggio fatto in due, lui e la presenza.

Non mi faccio capace in questi luoghi muti, ma il rumore è evidente nel suo silenzio.

E… capisco, esistono presenze che prendono la forma che non sai, ma ci sono e le conosco per antica storia.

Quello spirito, ora mi viene per conoscenza come eredità genetica, come storia necessaria, per essere me stesso e dire… l’ho vista.

Nonno non mi disse mai come andò l’incontro, se ebbe paura, se parlò o tacque, mio padre mai mi disse del viaggio. Sono cose che restano dentro, che si capiscono dagli occhi. Esiste un mondo oltre il mondo, talvolta ti viene a salutare.

I luoghi sono niente se non ci metti le presenze.

 

Nella foto: Hopper, la strada