Sezze/ La storia di Castelletto e l’intuizione di Giancarlo Di Trapano

Sezze/ La storia di Castelletto e l’intuizione di Giancarlo Di Trapano

18 Aprile 2021 0 Di Rita Berardi

Da quando su internet è apparsa la notizia della morte di un signore americano di origine Setina, che tra l’altro ho visto una sola volta, nel mio bar, che frequentava spesso, appena poteva, nei quattro anni che tra New York e Sezze faceva avanti e indietro, avrei voluto non scrivere nulla. Visto che lo scrivere è dopotutto il mio mestiere, la riflessione su quanto Sezze nasconda tra giardini, cortili, ville a Suso, e ora anche Castelli, persone speciali, è d’obbligo.

Dire che Giancarlo di Trapano era di Sezze è deontologicamente inesatto perchè giusto è dire che, la sua origine è sicuramente Setina e non tanto lontana. Giancarlo di Trapano che ha lasciato questa vita terrena da pochi giorni, purtroppo, era tornato in quel Castello detto “Castelletto” a Sezze dal 2016, proprietà dei suoi avi e in pochi anni ne aveva già fatto una residenza culturale di vacanza per giovani scrittori.

Nella sua breve vita. a Sezze ci era stato solo una volta a nove anni e in alcuni mesi dell’anno e, in quelle giornate setine aveva colto, più di chi ci vive dalla nascita e più di chi l’ amministra da anni, le potenzialità della “sua” e nostra Sezze. A testimonianza della sua sensibilità e visione, non ci sono solo le sue produzioni letterarie e la rivista letteraria da lui fondata a New York, non solo il suo scoprire talenti e il suo fare di Castelletto un “buen ritiro” culturale, di più, il suo caparbiamente investire a Sezze più di qualsiasi setino emigrato o, figlio o, nipote di emigrati setini che non sanno nemmeno cosa sia Sezze.

Lui con quello che, in molti hanno definito, “essere geniale” aveva capito che Sezze era l’ombelico del mondo e allora non aver potuto io, scambiare due parole vere, con questo “cervello”, magari a qualche setino con “un cervello piccolo piccolo” può aver fatto anche piacere, a me di contro sapere solo dopo la sua morte che questo scrigno di emozioni, era nascosto tra erbacce infestanti e tra ruderi diroccati, mi ha dato conferma che questa Sezze deve ancora crescere, deve ancora imparare a non essere provinciale e retorica, deve imparare Sezze a far crescere spiriti e cervelli “oltre gl’orto meo'” e magari se buon anima del Di Trapano ha avuto il coraggio di scegliere il paese di origine del nonno, emigrato in Virginia nel 1900 e gran lavoratore in miniera, anche altri “cervelli” potrebbero, non solo scegliere Sezze e ritornare, ma anche restare, perché se facessi elenco di quanti “cervelli” sono fuggiti da Sezze potreste restarne sorpresi. Ne sono tanti, credetemi sulla parola