“Sentite, perché c’è da sentire”

“Sentite, perché c’è da sentire”

23 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Il poeta è un seminatore. Quando si semina, e il poeta semina sempre, lo si fa per oggi e per domani. Anche quando il poeta semina fra le pietre, una pianta di frumento, due, tre, quattro, nascono sempre.

 Ignazio Buttitta

 

 

Forse era destino, si chiamava Ignazio Buttitta e di mestiere faceva il cantastorie. Uno degli ultimi in una Sicilia che si andava “normalizzando”. Aveva cartelli disegnati alle spalle con quadi e non fumetti perché la storia, la parola, la “contava” lui.

Mi innamorai di quell’uomo che parlava alla gente, nella lingua della gente. Lo facevano parlare, preti e potenti, perché non “era una persona seria”. Perché l’omelia era seria, le promesse di niente erano serie, non lui, non Ignazio.

Sarà per questo che, senza saperlo, ho cominciato la conta e non ho fatto cose “serie”. Gente indaffarata, gente che ha il peso del mondo, io parlo leggermente, urlo talvolta e cerco di farlo dolcemente e mi piacciono gli errori, i malfattori, insomma la gente poco seria.

Gente che perde tempo, che ha tempo da usare a non fare niente. Don Chisciotte di tempi persi, di crociate senza Gerusalemme, di viaggi senza biglietto.

Vedo nella mia città cartelli che promettono futuri così belli da non essere veri, da essere banali, il cantastorie non può promettere perché lui vive eternamente la poesia del giorno della storia che canta e altro non sa cantare.

Vedo gente seria dividere il bene dal male, stando sempre col primo e il secondo legandolo ad un altra madre. Io so di essere secondo e quando sono nato come ogni bimbo di questo mondo mia madre ha avuto dolore, è stata male, e così facendo mi ha spiegato la generosità.

Il male non lo vedo in volo in un altro cielo ma la condivido nel mio e cerco di far meno rumore che si può.

Hanno tutti da fare, io no sono così impegnato a vivere questo racconto che ho l’impegno di non fare niente.

La gente saluta di fretta, io la guardo e con calma ricordo le cose loro che ho incrociato per dare un volta a ciascuno senza giudicare, ma per capire.

Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita,
A tutti i volti visti dalla lampadina antica,
A quell’odore solito di polvere e di muffa,
A tutte le minestre riscaldate sulla stufa,
A quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo,
A come da quel posto si può mai vedere il mondo,
A un’esistenza andata in tanti giorni uguali e duri,
A come anche la storia sia passata fra quei muri…

Francesco Guccini, il pensionato

Hanno tempo corto, cose da fare poi un giorno scoprono che non hanno le rose e niente da ricordare. Mi piacciono questi tipi così normali da essere strani per masse anormali e mi piacciono le rose e dalla mano esce sangue.

Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c’è il sospetto che sia triviale l’ affanno e l’ ansimo dopo una corsa,
l’ ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa… che chiami… vita…

Francesco Guccini, Lettera