Giro nella città che si apre… un poco

Giro nella città che si apre… un poco

26 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Un poco mi controllo, verifico me. Ma oggi debbo fare il mio lavoro che è quello di raccontare le cose che si vedono ma che presi da noi, come me, non vediamo. Debbo farlo, è un impegno che ho da tempo. La città oggi si “apre”, ma un poco, davanti ad un virus che l’aveva chiusa, tanto. I tavoli sono fuori dai bar, la gente timida pare non crederci, la paura è sempre al tavolo accanto.

C’è il sole, ma non pulito pulito, il cielo è con una spruzzata di nuvole sottili sottili, dico che è un tempo lieve…

Lieve in una giornata dove i camerieri non sono dietro un tavolo precario ma vengono al tavolo, antica cortesia.

Mi gusto questo tempo lieve, non voglio fare nulla ma questo è nell’ordine delle cose che fanno la differenza tra correre e sostare.

Un poco mi controllo perchè devo vedere i sintomi del vaccino su me, ma non sento niente. Niente di niente, e cammino su strade che restano timide incerte, come in attesa.  I viandanti sono gatti che aperto il trasportino si deve accertare dove sta. Prima una zampa, poi l’altra, poi gli occhi sgranati, poi un passo ancora fuori, è libero ma non si fida.

La libertà è senza assicurazione è rischio che val sempre la pena di vivere anche se ti puoi sbucciare il ginocchio.

La gente ora chiacchiera fitto, fitto, ma a due a due e parla di vacanze ai tropici. Guardo le montagne a levante sono pulite di aria trasparente e le nuvole ci passano sopra.

Mi starò trasformando geneticamente, ma continuo a dividermi tra il mio sentir nulla di me e la timidezza di questa gente così spersa che cerca il tom tom del vivere con gli altri.

Non pioverà oggi, siamo un poco più liberi ma poco, quel poco che ci fa sognare altre libertà. Andro al mare un giorno, mi metterò a guardare il ponente, un giorno ci andrò.