La formica ed il mammut per capire lo stupore

La formica ed il mammut per capire lo stupore

13 Maggio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Mi dovevano insegnare lo stupore. Come spiegarlo ad un bambino? Qui da noi non ci sono cose grandi, non c’è un elefante, non c’è una cascata che viene giù dal cielo, non c’è un fiume largo come un mare, non ci sono le onde come giganti. Non ci sono sequoie che prendi il treno per girarci intorno. E allora come fare?

Il problema non era marginale perché se un uomo non capisce lo stupore si nega la meraviglia e non ha idee meravigliose, non comprende l’utopia, e dorme negandosi i sogni.

Allora prese le fila della mia educazione il più titolato per autorità non per autoritarismo: mio nonno. Ometto piccolo, tutto muscoli, e rabbia col mondo da vendere, ma piccolo.

Mi prese per mano, mi portò in un prato e mi disse: ora fatti piccolo, piccolo, pensa come fossi piccolo come questa…

E mi indicò una formica che portava in spalla qualcosa che era, molto, molto, più grande di lei. Vedi, vedi dovrebbe essere schiacciata lei piccola dal grande che la sovrasta e invece lo sposta. Era un miracolo piccolo piccolo, lei non si chiede ce la farà, lo fa.

Guardai la fila che fanno le formiche e ciascuna aveva addosso qualcosa di molto più grosso di ogni masso grosso.

Tutte, nessuna si tirava indietro. Meravigliosa fila di muscolosi Maciste formiche, prova di forza in millimetri tre.

Ecco, mi disse, cosa è la meraviglia osare anche quando non esiste possibilità apparente.

Ma a me venne da pensare a come la formica, capace di trasporti colossali, avrebbe visto il salto del piccolo scalino davanti a me, così grande come io vedevo grande il destino e lei ci saliva su senza badare al rischio di cadere giù e saliva in verticale.

Nonno ho capito, e mi girai a testa in giù. Tutto pareva diverso capovolto e il vecchio annuendo col capo l’ho visto diritto perché lui capovolto c’era già. Intinse il pane nel vino lo fece a metà e mi “consacro” a questa fede senza credo che è vivere sapendosi stupire anche senza le grandi praterie, senza aver mai visto un mammut.