5 anatre in una onda radio turcomanna. Notturno alle tre

5 anatre in una onda radio turcomanna. Notturno alle tre

29 Maggio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Quante notti fanno timore ai bambini, quante notti fanno compagnia agli uomini su strade che non conoscono. La notte è la “stagione” più silente di quell’anno che è un giorno. Questo è un canto solo che viene in terre dove le donne sono maghe, assassine, o piangono di perduto amore ed ogni cosa è un tormento, un tremolio, una passione. Terra di greci, romani, turchi, mori o solo di viandanti. I bambini si fanno grandi e arrivano cose per grandi, ma con il sapore dei biscotti dei bimbi. Non cercate qui verità è tutto altro che vero, è bello come deve esserlo quando è bello.

 

E ti vengo a cercare
Con la scusa di doverti parlare
Perché mi piace ciò che pensi e che dici

Franco Battiato, E ti vengo a cercare

 

Capitano così le notti delle rane e delle cicale, capitano le lucciole che pare non sanno mica dove andare. Così le notti che parli con essenze, con presenze, con frequenze.

Come con radio a galena che cerca sintonie nelle frequenze di una Terra intera. Cerco la sintonia con onde che non so mica da dove possono venire. Ecco ecco, ora sento, gracchia un poco l’alto parlate. ma ora sento nitidamente.

Una stazione sarà così lontano ad oriente. Su miliardi di hertz prendo una radio che manda musiche con strumenti di accompagno danze. La cantante ora sale su quelle note, la voce impasta storie di cavalieri nel deserto del Gobi, e dice di lei fanciulla che questa corsa non l’aveva di conto.

Il cavallo arabo è di una luce bellissima e ce ne sono cento.

Ma sono cose immaginate in una canzone dei turcomanni di cui capisco suono e non senso, sento e non faccio verso. Non è poesia ma prosa, prosa radiofonica.

La mia radio non manda musiche o canzoni, ma sensazioni.

Lei ora distende sul sofà il suo corpo che prende il profumo di questa sera che qui da me è notte nera. Le gambe in alto e la testa sulle nuvole. Il fumo di erbe del deserto in liquori alla liquirizia portati lì da infedeli che cercano felicità. Lei esce da questa radio e mi viene a trovare, in questo sogno radiofonico in una notte in cui le onde radio non le ferma il vento il mare e saltano le montagne più alte. Radio dal cielo e l’interferenza è una danza berbera.

Gracchia la radio avrà l’onda incrociato uno stormo di anatre che cercano il tempo loro nel vagare tra nord e sud.

Ora torna l’onda perfetta come questa idea radiofonica di bellezza che ora mi appare. Con la mano mi pare toccare le onde elettromagnetiche che si fanno pelle, carne e sogno

Suona la musica. Io e una radio a galena, in una sera che non ha la scena. Da un altoparlante la cantante ora sale su quelle note, la voce impasta storie di cavalieri nel deserto del Gobi, e dice di lei fanciulla che questa corsa non l’aveva di conto.

Strane cose stanno nelle onde di particelle infinite, ora potevo prendere un canto di aborigeni australiani, o canti di uomini che stanno così a nord di non far caso all’aurora. Invece qui con questo canto.

Cinque anatre andavano a sud
Forse una soltanto vedremo arrivare
Ma quel suo volo certo vuole dire
Che bisognava volare
Che bisognava volare
Che bisognava volare
Che bisognava volare

Francesco Guccini, 5 anatre