Appunti sulla guerra tra arabi e israeliani in chiave generosa e l’esclusiva dell’amore

Appunti sulla guerra tra arabi e israeliani in chiave generosa e l’esclusiva dell’amore

4 Giugno 2021 0 Di Lidano Grassucci

Dovrei intervenire ad un confronto sul conflitto arabo-israeliani. Direte, ma che ci cogli? Vero, ma un poco il mio pensare capovolto, capoculo, un poco la passione per la politica, un poco che ho anima ghibellina in un mondo di guelfi, e tanto la memoria di quando da ragazzo era studente serio delle cose del mondo, facendomi una idea del mondo, mi spinge a dire la mia. Ma non finale, ma iniziale. Non so chi ha torto o ragione, ma cerco umana spiegazione.

Poi, poi quando pensi a che dire, a che filo prendere, ti viene da partire non dal contingente ma dall’animo della gente che è indifferente a etnie, sangue, modi di pregare Dio, ma sensibile alle cose profonde dell’io.

L’odio nasce perché abbiamo tutti bisogno di una cosa mia, e mia in esclusiva. Urliamo è mio fosse dio, o una donna, o un uomo, o un bimbo, o la terra.

Vale per la terra che li in Palestina dove pare che Dio l’abbia data un poco a tutti, ma ciascuno pensa di essere stato il favorito. E il favorito considera sempre abusivi gli altri. Come in amore (in qualsiasi tipo di amore) chi ama pensa di avere l’esclusiva dell’amato e non il dovere del suo rispetto e il dono che è per se stesso. La madre pensa che la prole è sua sempre, l’innamorato pensa che l’oggetto del suo amore sia come un orologio che non si può spostare dal suo polso, e lo zelo di Patria porta a pensare che le altre sono meno Patrie.

Pensare in esclusiva fa galere di amore e guerre in terre pretese, e odi profondi nel pregare. Dio è uno ma poi ciascuno pensa alla sua personale esclusività con lui: come se il Signore che ha creato la bellezza del gatto non sia padre anche del fastidio della zanzara.

Servirebbe il rispetto, il rispetto della possibilità che ciascuno sia se stesso come gli pare. A Gerusalemme se il dio è uno e se ha creato tutte le lingue che differenza fa la lingua in cui lo preghi? O se lo fai in chiesa, nel tempio o nella spianata delle moschee.

Se ami Dio, come una donna, come un figlio, come una madre non ti preoccupi degli altri miracoli che fa, perché ringrazi di quello che ha fatto a te.

La generosità è la possibilità di non far diventare l’amore alibi per l’odio. E per essere generosi bisogna che ciascuno porti dentro di se la felicità e non l’alieni nell’altro, nella cosa. La porti dentro se stesso.

Chi ha ragione? Ma non esiste una ragioni ma le ragioni tra mille torti, nel torto unico di esclusive impossibili.

Viviamo sempre ora, frenati dai rancori se non siamo generosi e ciechi alle opportunità-

Se questo è forse vero la domanda è come si intrecciano i torti.

Ho conosciuto bellissimi cattivi, cattivissimi bellissimi. Ma mi sono inchinato, interessato, mi sono piaciuti quelli che avevano il dubbio in loro, che non temevano di contraddirsi e guardavano gli altri aggiungendo e non sottraendo.

In Palestina non bisogna togliere l’uno o l’altro, ma aggiungere ancora. Non fare due stati, ma che ciascuno sia libero nel suo stato di uomo libero

Come nelle relazioni l’amore aggiunge a ciascuno ma non toglie a nessuno, se toglie non è amore ma egoismo. E sono egoiste le guerre, le paci ingiuste, e le galere d’amore

Quando Gesù  incontrava un uomo o una donna, cercava di creare  un clima  relazionale, consentiva all’altro di emergere come persona e soggetto , non lo giudicava mai, ma sapeva accogliere  il linguaggio di cui l’altro era capace.

Enzo Bianchi

E quel Nazzareno era figlio del Dio degli ebrei che era tale anche per il Profeta. La religione se non è religiosa, generosa, uccide. Come l’amore se non è generoso diventa galera.