La leggenda del folletto del torso di mela con picciolo di Monticchio

La leggenda del folletto del torso di mela con picciolo di Monticchio

5 Giugno 2021 0 Di Lidano Grassucci

In Scozia dicono ci sia un mostro nel lago, e lo vanno a cercare. In Transilvania dicono che vaghi lo spirito di un signore che vive del sangue degli altri. In ogni dove in questa vecchia Europa esistono posti di maghi, animali da bestiario e misteri di donne che liberano la loro testa per un volo che ha volontà di sentirsi vive, semplicemente vive

Durante gli interrogatori è riuscito
Che le imputate
In tempo di luna al primo quarto
Hanno rinunziato al sacramento
Del battesimo
Seducendosi l’una per l’altra
A commettere tale mancamento
Permettendo per maggiore dannazione
Delle loro anime
Di essere ribattezzate
Con una nuova infusione d’acqua

Capite come i luoghi comuni uccidono le eccezione e il normale diventa drago, mostro, vampiro, strega, eresia. E arriva il tribunale, che è sempre santo a giudicare il bene e il male che poi sta nella personalissima perdizione dei giudicanti, mai nella libertà dei giudicati che, invece, nulla giudicano essendo fortemente impegnati ad essere se stessi… semplicemente. Storie arcane, alchimie, fatti che accadono quando accadono e non ci sono quando non ci sono

Esiste in questo piano un luogo con una torre sopra come un picciolo su un torso di mela. Roditori voraci hanno mangiato la polpa, hanno avuto paura che da quel picciolo continuasse a correre per la piana la bellezza della fantasia e allora hanno fatto dirupo della dolce collina, hanno rubato sasso a sasso per arrestare lì nella terre la libertà di vedere tutto capovolto.

La torre sta lì quasi a dire del suo dispetto di non venir giù, una Torre di Pisa fatto non mettendo pietra su pieta, ma togliendo di pieta in pietra da su a giù.

Un posto strano che c’è un piano intorno al torso di mela affinché sia evidente a tutti che la fantasia non sia mai più scesa da lì. Tutto con bolla di Re, benedizione del vescovo e preghiera speciale del prete che ferma la fantasia che lui chiama demone e noi libertà.

Ma li su, dico nella torre ogni tanto un folletto si mette a girare, fa piccoli mulinelli, usa la forza della luna che altrove fa maree e qui, qui gli da una spinta. Luna crescente, luna che di quarto in quarto si fa più potente e suona in 4/4 al plenilunio

I giorni prima la forza fa fare il salto e il folletto corre nel piano, non sfiora neanche quella terra di nessuno che gli ingordi di pietre hanno lasciato e… gioca. Gioca felice, se ne accorgono i gatti che di questa storia si lasciano memoria di gatto in micio, e i cani che sentono suoni negati agli umani.

E le donne, talune donne, che sanno non sentire il silenzio che fa il rumore, e leggono il rumore silenziato.

Esiste un folletto così rapido complice la luna che pare carezzare le dame che lo sanno sentire. E’ lo spirito celato e segreto che vogliono nascondere i giudicanti nel piano di raccontare il male dicendo che è vero, ed invece è paura della felicità degli altri nell’aridità propria.

Poi il folletto sale, quando ancora la notte respira sull’ascensore del sole che sorge da dietro le colline, mette un piede su Lucifero, fa un balzo e torna a casa.

Ma nulla è come prima, nulla perché chi ha sentito ha traccia e stringe le sue braccia.

Lucifero è sorto.

I tribunali emettono la loro sentenza

Viste finalmente
Le cose che devono vedersi
E considerate
Quelle che devono essere considerate
Avuto il parere decisivo
Dei molti illustri e chiari signori
Commissari di questa giurisdizione
Affinché non abbiano a gloriarsi
Delle loro pessime opere
Ad esempio di altri
In via definitiva
Sentenziamo e condanniamo.

Hanno facce tristi, hanno le facce tristi dei giusti che seguono le vie rette.

Dicono che quel folletto abbia cantato di una piroetta, si sia tolto il cappello alla sue esecuzione e la ragazza ha guardato il mondo capovolto, capoculo.

Non è il picciolo che non ha più terra, ma la terra che ha perso il suo picciolo per ingordigia di una mela.

 

I testi in versi tratti da Lunario di settembre di Ivano Fossati

 

Nella foto la Torre di Monticchio a Sermoneta.