La lamentazione e la prima banda che feci con nonna contro il mondo triste

La lamentazione e la prima banda che feci con nonna contro il mondo triste

10 Giugno 2021 0 Di Lidano Grassucci
Stare male e vivere è una arte chi si impara piano, piano. Con l’esempio.
Nonna Pippa, Za Pippa, era una donnona che sprizzava salute da tutti i pori. Una matrona, come ogni setina del tempo suo non aveva lavorato manco un minuto, ma? Ma a lamentarsi era da premio Nobel.
Direte che c’entra la malattia? Semplice lei, stando bene, stava sempre malata.
Si alzava di ora buona per far vedere a nonno Lillo, Lidano, ca faceva tutto, ma appena lui usciva dall’uscio lei si faceva un’altra oretta buona. Nonno e morto ma di quell’appendice di “ninne” non ne ebbe mai contezza.
Desta, dopo l’imbroglio del sonno di ritorno, cominciava il lamento. Si faceva una bella tazza di latte con i biscotti d’uova inzuppa e puro na cica di caffè. Ma appena mi alzavo: ohi cetto, oi. Non me ne te, me sta a veni mino. Nonna sta arizzata da stadomano ca i solo manco se sentiva da ariscì.
Ma nonna russavi
Ne se, ne se, me sai accampicata nu minuto ca i notte i duluri…
Ed elencava parti del corpo ignoti a me, alla medicina, e persino a Domine Iddio nostro creatore.
Il tutto con minuziosa descrizione di fasi digestive da far invidia ai trattati della scuola di Salerno.
I maccaroni non ne ha mai mangiati più di due… “che non mi i strozzava ne pe n’cima, ne pe sotto”. Lo callo d’estate era da “affogafiato”, d’inverno ca “se ammarmarisceva i fiato schitto a rifiatà”.
E il lamento si accompagnava alla assoluta stasi, non muoveva un dito. Era una divinità tra Giunone e Budda. E quando c’erano impicci rimandava a millantati ordini di nonno che di ordine a lei n on aveva mai osato darne alcuno, anche perchè il suo peso nelle decisioni lo poneva a livello successivo al gatto. Del resto lui si “cucinava” dalle 5 del mattono alle 7 di serà pe le paludi, dava tutto a nonna, che rimandava 500 lire giusto giusto la bevuta che portava in paradiso, almeno per un poco.
Nonna non è stata mai un giorno bene scoppiando di salute. Bastava leggere la sua lingua ed era precisa: quando diceva “ecco me stonco a morì”, significava che il caffè non era stato di suo gradimento. Se diceva “stinco a venì mino”, voleva dire non mi è bastato la pasta che mi sono mangiata ma ci vuole accanto un poco di rosolio e ci facemo na zuppa inglese.
Faceva come gli pareva, ma con gran dolore dialettico, niente fisico e con puntuale recitazione.
Nonna mi ha insegnato: che la vita è un libretto di opera lirica, che il male dipende da dove lo pigli, che ogni cosa ha il suo copione, che chi comanda non lo dice mai anzi rimanda ad altri quello che fa lei.
Nonna era una divinità dell’Olimpo scesa su questa terra per giocarci. Ora quando ogni cosa pare perduta, reclamo l’affogafiato e il dolore massimo:
Ohi figlio bono me stonco malo
Dove ti fa male?
“pe tutto, pe tutto”
Ma pe tutto dove?
Alla vita
Ecco la vita fa male comunque, bisogna saperla indossare e farne lirica. E poi ridere, perchè lei sapeva che ero suo complice, ma noi eravamo una banda