La fumeria d’oppio
14 Giugno 2021Assenzio no. Ma ne’ tramonti afosi
d’estate quante volte in riva a ‘l mare
l’han veduto fisar que’ suoi pensosi
occhi ne l’acqua e starsi ad ascoltare!
E a la canzon selvaggia de’ marosi
ne ‘l fantastico albor crepuscolare
quell’anima dovea per luminosi
cerchi di sogni immergersi e nuotare
Gabriele D’Annunzio, versi d’amore libro V
Venne la testa ad impazzire, un bisogno di sbattere in altre recondite disarmonie. Uomini persi in oppio e assenzio, uomini persi in mondi che non avevano modo di essere altri da quel essere li. Li per lì non era cosa mia, poi compresi come era la cosa e mi apparteneva. Il poeta cominciò a rigirare quelle cose che stavano appese al collo di un uomo che suonava la lira come a metterle più in disordine dell’ordine che non c’era. Il fumo faceva nebbia e non avevo parole. Fumavano e fumai anche io. Fumavano dicendo che di lì passava il tratturo per arrivare a rivolgersi a Dio o a io che mi sa che era lo stesso.
Ora non avevo scuse, o muri, ero io con me e la dimensione “mecentrica” mi faceva di una generosità di cui non avevo cartelle in archivio, ero un centro denso, un buco nero, un attrattore di me. Sapevo di catene, intuivo di legacci, ma vederli così non era da me. Intorno ciascuno aveva il suo nodo, il mio era scorsoio, ma non stringeva. Avrei potuto soccombere, lasciarmi andare, invece era come se tutto questo fosse un banchetto a mio onore e non c’erano invitati. La gola era arsa e il nettare verde era la mia dissetante possibilità. Il libro della mia anima non aveva che scritte fitte in una lingua che ora non ricordo, ma che vi giuro conosco o conoscerò.
Uno di quelli che mi voleva salvare mi chiese “che stai a fare?”. Con voce di chi è unto da una missione. Risposi “mi sento di campare”. Ora era ammortizzata anche la coltre di fumo, sentivo l’egoistico bisogno di essere volpe, gatto, civetta e orso in un uomo solo.
Ma tutto attutito, come con un motore che non fa rumore
Il motore del 2000
Sarà bello e lucente
Sarà veloce e silenzioso
Sarà un motore delicato
Avrà lo scarico calibrato
E un odore che non inquina
Lo potrà respirare
Un bambino o una bambina
Ma non era la meccanica che c’era da scoprire ma l’anima che resta clandestina anche a chi l’ha accanto come una bambina. Non vorrei fare eccesso ma ora era evidente perché gli dei avevano dato nettare per capire gli errori che ci facevano uomini, gli errori che non conoscono gli eroi che infatti muoiono senza l’ardire dell’io. Ero in un altra dimensione, in un altro spazio. Ero figlio di uno strazio, ma così vivo
Ma seguendo le nostre cognizioni
Nessuno ancora sa dire come sarà, cosa farà
Nella realtà il ragazzo del 2000
Questo perché nessuno lo sa
L’ipotesi è suggestiva ed anche urgente
Ma seguendo questa prospettiva
Oggi ne sappiamo poco o niente
Lucio Dalla, Il motore del 2000
Sapevo ora chi era quel ragazzo che aveva preso di petto la vita che era in salita e l’aveva fatta tutta d’un fiato ed ora sapeva il vero dal falso e il falso era il tempo pieno, il vero il tempo perso, e la generosità dei generosi era maschera di mostri, falso come un orologio di precisione. Insomma conoscevo non la meccanica del motore, ma l’umanità della vita. Stavo bene con le mie nuvole e me ne fregavo delle piogge. C’è nebbia questa sera ma si vede benissimo.
Nella foto: Gaetano Previati, Fumatrici d’oppio


