E’ morta Silvana Piccaro. Ciao da Lilli e mi segna vero
18 Giugno 2021MI scuserete ma questa è una storia personale, una storia dentro la mia vita. Lei non è eroe o personaggio pubblico: lei era lei
Damiano legge le epigrafi sul muro, di sfuggita, in macchina. C’è il nome di Silvana Piccaro, 87 anni. Scrive “S’ha morta la madre di Giangavetto”.
I messaggi sono tanti in questo tempo di scritti veloci, ma apro subito come guidato dal fato. Silvana mi chiamava Lilli, per via della mia frequentazione di casa sua per essere compagno di scuola di Giancarlo. Silvana era donna, a dir poco, risoluta. Era minuta, piccola, ma non aveva paura di niente, ma di niente. Poteva spostare una montagna per la volontà, come una formica che solleva pesi 100 volte più grandi di lei. Battuta rapida, occhi vivi, che rubava anche le sensazioni.
Quando si laureò Giancarlo era felicissima, io l’abbracciai e osai dire: finalmente Giancarlo s’ha laureato, mo va a fadia e Nello (era il marito che faceva il muratore a Roma) se raffiata. Lei rapida replicò: ne se, ne se, Nello è figlio a Brigida (era la mamma del marito), Giancarlo è figlio a mi, va a fadia Nello.
Dire che ha amato il figlio è dir poco, era setina fino al midollo. Orgoglio da vendere, me la immaginavo quando facevano vedere le donne delle 4 giornate di Napoli, capace di rivoluzione.
Tenace… l’Urar di Torino incassava le bollette dell’abbonamento Tv. Silvana aveva saltato una rata e quelli gli mandano l’avviso di mancato pagamento con le modalità per “sanare il torto”. Silvana si mette in regola, ma dopo un mese di nuovo l’avviso, lei rimanda tutto. Passa un mese e di nuovo. Va avanti per sei mesi. Al sesto mese Silvana prende un foglio bianco e ci scrive “Urar, iate affanculo”, firmato Silvana Trimbocci (era il soprannome). Non gli hanno più scritto.
L’accompagnavo a Civitella Alfedena il giorno del matrimonio del figlio, era seduta davanti al mio fianco. Per strada c’erano le signorine, svestite, io cercavo di distrarla, lei vedeva tutto. Capisce il mio imbarazzo e commenta “la bicicletta è la loro, ci fai i chi ci pare”. A Forca d’Acero si lanciavano col parapendio, lei li guarda e commenta “senza n’vidia”. Di una intelligenza rara.
Silvana era così, ma mi chiamava Lilli e aveva sempre le pastarelle.
Ammetto, se ne va un pezzo della mia vita, non ha mai abbassato la testa in un mondo di testoni.
Ciao Silvana, da Lilli
I funerali domani alle 15 a Santa Lucia a Sezze


