Se chiedete all’orologio, alle stelle, al vento che ora è risponderanno: “L’ora di ubriacarsi”

Se chiedete all’orologio, alle stelle, al vento che ora è risponderanno: “L’ora di ubriacarsi”

20 Giugno 2021 0 Di Lidano Grassucci

Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi tiene a terra, dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi

Charles Baudelaire

 

Che caldo quella notte, che sogni, che incubi, che tormento, che risveglio. La notte era stata breve allungata dal vino quando è venuta, affrettata dal sole che di questi tempi soffre lui d’insonnia. La luce era esondata nella stanza, invasa e ancora era silenzio. Un cerchio alla testa, la gola arsa che un poco d’acqua non offende.

Che silenzio in occhi socchiusi, in occhi di tenebre al sole che non aspetta e si fa subito cattivo, nocivo, invasivo, allegro e allegria c’è nascosta in nostalgia dell’ultimo goccio di ammazzacaffè.

Un cerchio alla testa, la fantasia che salta il cerchio, lo stomaco si gira e fa un giro tondo, casca giù per terra.

Ma sentiva dentro l’energia di un passo lungo, lungo. Si riporta le lenzuola su di una pelle che non è solo, si gira ad avvolgersi come fa con la sabbia al mare. Si rigira facendo un viaggio di ritorno per avere la pelle a questo fresco di primo mattino che è destino andrà per cause sue nell’ebollitore di un giorno d’equinozio d’estate, che il fresco non contempla.

Siamo dentro condizioni meteo sempre avverse in anime prese ai pensieri che vengono come gli pare. Si allungò per tutta la sua lunghezza e si intenerì di se stessa, trovandosi padrona degli elementi se non fosse per il cerchio alla testa.

Che caldo quella notte dove la vita era atterrata e indugiava nella sala d’aspetto del suo letto. La schiacciava, sonno profondo, sonno guadagnato, sonno cercato, sonno che aveva la fortezza di mille pensieri lievi e la lievità di pensati mandati via.

Dicono che viene, come si conviene, un bisogno estremo di essere in se mille attori, e mille attori accanto alla recita di un corpo che si arrotola.

Si guardò allo specchio, si vide tra non chiare nebbie di quel cerchio alla testa, poi piano piano mise a fuoco. Nitida la figura, nitida la vita.

Il sole da levante aveva cancellato lucifero,  il mare sbatteva sulla battigia e pareva tutto silenzio intorno a quel cerchio sulla testa che coltivava come suo, come ricordo del viaggio della notte, come biglietto per il prossimo.

E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è; e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno: “È ora di ubriacarsi! “

Charles Baudelaire