Syntax Ensemble aprono gli Incontri di Musica Contemporanea al Festival Pontino, il nuovo e l’antico

Syntax Ensemble aprono gli Incontri di Musica Contemporanea al Festival Pontino, il nuovo e l’antico

12 Luglio 2021 0 Di Fatto a Latina

Una confluenza di nuovo e di antico, tra suono e storia, il Syntax Ensemble, diretti dal Maestro Pasquale Corrado, inaugura gli Incontri di Musica Contemporanea al Festival Pontino di Musica del Campus Internazionale.

Il concerto per festeggiare due occasioni speciali

Quello di venerdì 9 luglio è stato un concerto del tutto speciale, per il Syntax Ensemble, per il Campus e per il Festival. Le trame delle storie della vita, a volte per caso, a volte volutamente, sembrano intrecciarsi, avvilupparsi l’una con l’altra stabilendo dei legami forti, indissolubili tra di loro. Fili come quello del Direttore Maestro Pasquale Corrado, che proprio al Festival Pontino ha mosso i primi passi da compositore; di musicisti come Michele Marco Rossi, protagonista della scorsa stagione del Festival; di nuovi compositori come Roberto Mongardini e Giorgio Astrei segnalati direttamente dal Maestro dei corsi di Composizione del Festival Alessandro Solbiati; di compositori contemporanei che hanno fato la storia della musica come Luis de Pablo Presidente Onorario del Festival e di cui lo scorso anno ricorrevano i 90 anni di vita. Insomma una trama di storie contemporanee si sono incontrate nelle antiche scuderie del Castello Caetani di Sermoneta, dando vita a una serata di musiche completamente inedite tra prime esecuzioni assolute e italiane.

La prima parte del concerto con Maldonado, Mongardini, De Pablo

Ad aprire il concerto è stata …en el aire… in prima esecuzione italiana del compositore messicano Javier Torres Maldonado, presente in sala. Al primo movimento di rottura, in cui la bellissima voce della soprano Valentina Coladonato era talmente precisa da non sembrare vera, si contrappone un secondo movimento in cui sono molto più presenti suoni acuti, quasi rarefatti, dove la voce trattata quasi come uno strumento. Il suono pensato da Maldonado e magistralmente riprodotto dall’ensemble sembra fluire con lo stesso timbro da un suono all’altro senza soluzione di continuità, fino a lasciarlo decadere naturalmente, in un silenzio tombale. Subito dopo una prima esecuzione assoluta del giovanissimo compositore Roberto Mongardini (anche lui presente in sala), che con la sua Così filavano le parche, annoda ancor di più le trame sonore e storiche di questa serata. La pianista Anna D’Errico, è sottoposta a un grande sforzo esecutivo: per produrre alcuni suoni dal timbro molto scuro e indefinito è costretta a percuotere l’interno del pianoforte e a suonare direttamente le corde, senza passare dai tasti. Durante la composizione si accumula una tensione immensa, grazie alla produzione di un suono ondulatorio, che si gonfia e sale sempre di più fino ad esplodere, con il pianoforte utilizzato quasi come percussione e il suono che tutto a un tratto si fa etereo e poi ripiomba nell’oscurità. La prima parte del concerto si conclude con la Fantasia Ochentona di Luis De Pablo. L’opera, in prima italiana, è guidata da violino e flauto ed è portata avanti a onde di suono fin quando due note puntate di pianoforte e violoncello introducono quasi un rumore bianco di clarinetto e ottavino, terminando in sospeso e strappando un meraviglioso applauso a tutto il pubblico.

Astrei, Zubel e De Pablo per altre tre prime esecuzioni

La seconda parte del programma è aperta da Machine Learning N. 2 di Giorgio Astrei (ultimo compositore presente in sala), altro compositore segnalato per la sua bravura dal Maestro Alessandro Solbiati. Quest’opera si muove attraverso piccoli movimenti condotti dal flauto traverso e dal clarinetto basso, nei cui interstizi di trama sonora si inserisce il pianoforte. Il flauto diventa una macchina che piano piano impara da se stessa, da altri suoni e dalle suggestioni degli altri strumenti. Il materiale musicale, così composto ed eseguito inizialmente dal flauto, va via via scomponendosi, frammentandosi, negli altri strumenti. A seguire una prima esecuzione italiana di What is the world, della compositrice Agata Zubel. Torna nell’organico la soprano che insieme agli altri strumenti sembra provocare dei piccoli strappi all’interno della composizione in cui si inseriscono dei suoni eterei in pianissimo del violoncello. Alla pronuncia intera della frase che dà il titolo all’opera – la quale si ispira ad un testo di Samuel Beckett – tutta la struttura musicale crolla verso sonorità gravi: tutto si fa nevrotico e rabbioso, le discese di pianoforte e i gesti sonori degli altri strumenti, come se si fosse caduti in un momento di profonda riflessione e turbamento. Questo evento sonoro ripetuto una seconda volta provoca però un elevazione, quasi un’illuminazione, conducendo il tutto verso il finale dove la musica diventa sottofondo a una conoscenza del mondo da parte della voce. A chiudere il concerto di nuovo Luis De Pablo, sempre in prima esecuzione italiana con Pentimento. Il materiale musicale del brano sembra essere senza tempo, allungato; il pianoforte sembra entrare, nel discorso sonoro, claudicante, finché il violoncello diventa base della composizione su cui ottavino e clarinetto sembrano gridare, accompagnati dal pianoforte.

L’immensa bravura del Syntax Ensemble

Una serata immensa dunque, in cui si è potuta ascoltare tantissima musica contemporanea, come forse non è possibile fare da nessun’altra parte; una serata piena di inediti musicali in cui Valentina Coladonato (soprano), Maruta Staravoitava (flauto), Marco Ignoti (clarinetto), Francesco D’Orazio (violino), Clara Belladone (viola), Michele Marco Rossi (violoncello) e Anna D’Errico (pianoforte) sono stati praticamente perfetti in ogni ambito della perfomance; così come la direzione di Pasquale Corrado, che con un gesto molto semplice ed elegante, è riuscito a coordinare tutte le grandissime individualità presenti all’interno dell’ensemble.