Mentre non trovano i sindaci: intorno ad una città, manifesto di Latina

Mentre non trovano i sindaci: intorno ad una città, manifesto di Latina

22 Luglio 2021 0 Di Lidano Grassucci
Non scrivo una lettera con la parola “amore”. Non si amano le città, le città si vivono perché ne siamo parte e gli amori onanistici non fanno per me. Anzi, quando l’amore entra in politica è annuncio di qualche dolore, perché gli innamorati sono stupidi per il loro essere innamorati. Latina è una città in cui in troppi, veramente troppi, hanno barato con i sentimenti dicendosi amanti ma agendo come clienti di donne generose che poi presentano il conto. Non amo Latina perché la vivo da cittadino e il cittadino la sente per la parte che è, in un tutto che non coincide mai con il perfetto. E’ la mia città, la città, che ho scelto con la forza di dove vengo.
Credo che la città abbia bisogno di cittadini, non di amanti, di uomini tra gli uomini che decidono non per il perfetto ma per il possibile. E’ un posto in cui nulla è più facile che altrove, ma neanche più difficile. Una città che ha l’età dalla sua ma non delle case e delle strade, ma dei suoi ragazzi. E’ l’unica città d’Italia che non ha bisogno di feticci di marmo perché ha l’energia dei ragazzi, città di giovani in un paese di vecchi. Non è il posto dove Dio ha indugiato con i cervelli ma neanche l’ha saltato e quindi è capace di giocare alla pari, se ha scienza di se. Non è Venezia con i canali, Napoli con i vicoli, Firenze con le torri, ma è la città del silenzio, degli spazi aperti, della macchina nelle strade larghe, dell’anarchia ribelle all’ordine precostituito. Non è il posto migliore del mondo, ma è un posto che ha il suo bello, in questo mondo. Il futuro, sono l’offesa del vociare dei ragazzi nelle piazze vuote che ci ha lasciato il totalitarismo del ‘900, è la capacità di quei giovani di “offendere” con l’anarchia dei pub il silenzio angosciante di Piazza Roma. Allora? Scuole e scuole, strade e luoghi per far fa frizione all’energia di quel motore che sono i ragazzi di Latina. Non un centro intermodale che muove merci che non ci sono, ma un centro di opportunità per i talenti che la gioventù ha. Facciamo un grande laboratorio di ingegneria, di telematica, non una città smart, o con altro nome inglese, ma comunità pratica. Latina città della prassi, del fare, della fabbrica. Qui sono nate le centine della cupola di San Pietro, non nascondiamo le “arti” che sono il fare con le mani, qui siamo condannati alla fabbrica che è mantenere questa macchina su cui stiamo. Una città che ha bisogno di talento, di opportunità, non di ripetizioni. Una città che già era Littoria, ma prima Piscinara e prima ancora terra di Mater Matuta, madre feconda. Comincerei da qui, dai ragazzi, dai loro talenti il resto è noia. Questa comunità non è le sue case ma il suo voler fare. I miti: Alessandro Marchetti, che ha fatto volare l’Italia, Aldo Manuzio, che ha “stampato” l’Europa, i carciofi degli ebrei, il latte dei cispadani fatto “bocconcino” da Pasquale Pettinicchio che prima la mozzarella era gigante.
Non amo Latina perché sono di questo posto e non amo me stesso, ma cerco di fare quel che so fare e non di vedere quel che non ho.