Un tabarro nero su una camicia di fustagno

Un tabarro nero su una camicia di fustagno

23 Luglio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Un uomo, già un uomo. Mi viene incontro un signore con un tabarro nero, cappellaccio brutto. Mi fa timore, ma sono un uomo e non posso temere, gonfio il petto, a lui non serve. Mi si ferma davanti: io e lui.

Tu saresti un uomo?

Sapete non sono svelto di pistola, non sono rapido nello scatto, forse non sono neanche cinico alle botte, ma veloce di parola sì: Sono l’uomo che non mostri

Ripete lui: “sono l’uomo che non mostri…quindi io non sono uomo?”

Un uomo non è un fiore, un uomo è un albero di sughero, un uomo si strappa anche la pelle, si offre con il sangue a Dio, ma resta repellente anche alla banalità della scena. Non è il tabarro che farà la cattiveria, il cappello non ti fa più alto ma è il senso di non avere paura del prossimo passo avendone pieno timore.

Lui apre gli occhi sono segnati di un colore fatto di spirito. era difeso da un indumento, era celato in un cappello.

Un uomo ha il volto pulito di un bandito senza barba, di un malfattore che non ha bisogno di vendere timore, è capace di avere nostalgia per domani, di avere speranza di un ieri da riscrivere. Un oratore che sa tacere e quando nella scena non ci deve stare non rovina nella botola del suggeritore, ma sta appena fuori la porta del teatro a cercare la sua luna.

L’uomo del tabarro parve cambiare di umore, parve sentire un timore lui, timore repentino, per l’uomo che aveva davanti ed ero solo io, la mia parola, la mia tremenda voglia di non stare lì.

Anche io mantenevo la mia paura. Il tabarro era nero pece, la mia camicia bianca. Il cappello era con le falde macchiate dalla pioggia, i miei capelli avevano il tono della camicia.

Davanti, uno davanti l’altro. L’uno, sino a quell’istante, inconsapevole dell’altro, ciascuno con il suo timore.

Furono gli occhi a farmi capire, nello stesso istante si scoprirono.

Una signora osservando: “ma siete eguali”. Noi guardandoci avremmo detto di no, sentendoci avremmo confermato la distanza, ma vivendoci no, non avremmo giurato di non esserlo.

Genti diverse venute dall’est
Dicevan che in fondo era uguale
Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male
Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male
Fabrizio De Andrè, Il testamento di Tito
Mi viene incontro un signore con un tabarro nero, cappellaccio brutto.
Ma potevo scrivere mi viene incontro un signore senza cappello, con una camicia bianca.
Non s capisce la storia, perchè non si capisce la vita. Il tabarro nero sopra una camicia bianca di fustagno