Il capolettera miniato del cuore

Il capolettera miniato del cuore

24 Luglio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Premessa: esistono poesie che stanno dentro canzoni, canzoni che entrano dentro fotografie di parole che non so fare e si insinuano con strofe dentro un viaggio senza passo, senza affanno: Ivano Fossati, La volpe; La pianta del Tè; Fabrizio De Andé, ho visto Nina volare; Francesco Guccini, Asia

 

 

Un mare piatto da camminarci sopra. Un sole forte da non starci sotto. Una luna che la potevi tagliare a fette come torta di un compleanno. Un tempo così fermo che non lo dovevi contare.

Una solitudine che ci potevi stare

Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia
Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia
Sarà la luna fra le piante, malaluna
Sarà la luna fra le piante, malaluna
Sarà la luna fra le piante, ma la luna non è
Sarà la luna fra le piante, ma la luna non è

Ecco la luna di giorno, non ci bada alcuno, non si fa sentire, ma sta lì a dare il suo peso al mare, maree

Sul bagnasciuga si siede un’idea, si siede guardando verso il mare. Si siede pensando con il monte alle spalle e la luna uguale, il sole andrà a morire dopo.

Che sarà quell’ombra davanti a me e davanti al mare con questo sole.

E non è rosa che cerchiamo non è rosa
e non è rosa o denaro, non è rosa
e non è amore o fortuna
non è amore
che la fortuna è appesa al cielo
e non è amore

Cosa sarà, quell’ombra davanti a me. Quella idea che se ne frega della luna.

Pare un capolettera miniata su pergamena di un libro che mi sono trovato in mano, davanti a occhi che cominciano la leggere con la fatica del mettere a fuoco. Azzurro, oro, nero, poi argento, poi marrone sono solo a questo capolettera e ancora non arrivo al suono che fanno le parole. Ma che storia in questa lettera unica.

Lo vedo il monaco curvo che intinge il cuore e per ogni colore penserà ad un amore che poteva, che voleva, ma poi prese una nave per un posto lontano e lui qui tra un azzurro cielo e un rosso cardinale a pensare. Guarda il libro che ha davanti non per rifarlo uguale ma per sentirlo diverso fino a questa mia eretica lettura.

Ero davanti ad un capolettera, al lavoro di un monaco fuggito dalla vita che gli era fuggita di mano per andare lontano. Lui era qui alla prima lettera, l’anima nel Katai, la testa nel vascello. Gli sarebbe parso bello quel viaggio di ritorno dalla stiva odor di spezie e sul ponte lei da baciare.

Restava una lettera, un eremo fatto di libri, libri da rifare per non perderne l’amore. Lei ora è una C bagnata dal mare, una C che accoglie l’onda che da dietro non mi fa bussare, che la testa la poggia sulle ginocchia. La C di un altro…

Sarà colore la parola che andrà a finire da questo capolettera, sarà cuore se lui tra un ricordo, un miserere, si ricorderà che resta libero il pensiero di amare.

O… la guardo ora sente la nostalgia salire come sale il fresco dell’acqua dai suoi piedi che affondano un poco in questa sabbia che l’onda fa crema di mare.

C che sarà il circo che è tutto questo.

La bellezza la devi lasciare, come fai con i viaggi non fatti.

Il monaco finisce la sua C, ma non oltre. Si alza va nel silenzio di dove ci si inginocchia e chiede perdono di aver pensato che sarebbe bastato il cuore senza Fede, Virtù, Perdono, Misericordia solo il cuore. Confessò di essersi innamorato e di non aver nulla toccato ma pensato così forte da avere dolore al Capo.

luce luce lontana
che si accende e si spegne
quale sarà la mano
che illumina le stelle
mastica e sputa
prima che venga neve
Il viaggio di un monaco di abbazia che non si muove che tra due stanze, che non vede cielo dal tempo della fine del suo tempo ma che… ma che avrebbe detto alla grazia di fare il viaggio a spese della speranza
E quel profumo intenso, è rotta di gabbiani
Segno di vani simboli divini
E gli uccelli marini additano col volo
La strada del Katai per Marco Polo

 

Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti d’Erminia, di Persia e di Tarteria, d’India e di molte altre province. E questo vi conterà il libro ordinatamente siccome messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide. Ma ancora v’à di quelle cose le quali elli non vide, ma udille da persone degne di fede, e però le cose vedute dirà di veduta e l’altre per udita, acciò che ‘l nostro libro sia veritieri e sanza niuna menzogna

Rustichello da Pisa che scrive quel che conta Marco Polo da Venezia, Il milione