Sindaco: il voto governativo e l’indifferenza tra Zaccheo, Celentano e Miele. Destra karakiri

Sindaco: il voto governativo e l’indifferenza tra Zaccheo, Celentano e Miele. Destra karakiri

30 Luglio 2021 1 Di Lidano Grassucci

Chi sarà? Giovanna Miele… No no… Matilde Celentano…. Aspetta meglio Vincenzo Zaccheo. Il centrodestra ancora non decide e rimanda tutto ai vertici (tavoli) nazionali (che non esistono).

Come dire per pranzo mangiamo shushi, pasta o l’olio del motore? Il centrodestra pontino ormai non è più comico ma patetico. Un candidato sindaco è il campione di un progetto non il caso su fantasie indistinte.

Se scegli Zaccheo vuoi continuare quello che non avevi finito 8 anni fa e che tu stesso (Calvi, Tiero, Calandrini…) avevi accompagnato alla porta. Se scegli Miele pensi che bisogna fare tabula rasa di ogni cosa che c’era prima (lei è consigliere comunale da quella consiliatura) e fare un’altra cosa ancora. Matilde Celentano è curare non l’azione amministrativa ma la sua “gentilezza”. Tutto legittimo ma tutto diverso. Essere incerti significa non avere certezza di chi si è. Si vuole mettere una scarpa 56 ad una ballerina, o una scarpetta di cristallo ad un orco.

Ora potranno appellarsi anche a Papa Francesco, magari quello santificherà anche uno dei tre ma che lo scelto non sia santo ma solo bisogno di un altare è evidente.

Hanno perso, mente Damiano Coletta non è più civico, è “governo”, e questo in una città governativa conta.

Mai alcun sindaco è stato eletto in discontinuità se non previo “commissariamento”, cioè non permanenza al governo dell’uscente. Ogni uscente: Finestra, Zaccheo, ma prima la Dc per 60 anni, è rimasto entrante.

L’elettorato pontino non voto… “conferma”.

Se poi la destra si dice da sola che non sa chi è l’impresa non è ardua.

Miele, Zaccheo e Celentano non sono la stessa cosa, se qualcuno li sta scegliendo per medesima cosa metterà l’olio dell’auto al ragù, e la pasta di Gragnano ad ingrassar le bielle.