I pennacchini nella retorica uniforme che offende il suo genio fasciocomunista che non condividevo (e non condivido) per niente

I pennacchini nella retorica uniforme che offende il suo genio fasciocomunista che non condividevo (e non condivido) per niente

4 Agosto 2021 1 Di Lidano Grassucci

Dio ci salvi da Pennacchi e ancor più dai pennacchini. Dopo la morte dello scrittore si è scatenata una corsa a chi lo incensa di più. Inquietante per uno che pensava, va detto, capovolto (capoculo nella mia lingua). Tutti a farsi vedere per dire di avere su lui una confidenza esclusiva che forse lui manco riservava a se stesso.

Antonio Pennacchi ha scritto un bellissimo libro, ma non è Omero (che manco scriveva). Pennacchi ha testimoniato a suo modo la storia di questo posto, ma non era Renzo De Felice. Anche perchè lui per primo avrebbe trovato offesa nei paragoni estremi così preso da sé come era.

Ribadisco il fasciocomunismo da lui propugnato è dal punto di vista culturale e politico una aberrazione, è sommare il peggio del ‘900 e la gravità dell’assunto non la dicono le opinioni, ma il numero dei morti. Latina non è stata fondata, era un pezzo di Italia da sempre con  la sua storia altrimenti non ci sarebbero l’Appia, Satricum, Tor Tre Ponti e la sua chiesa del ‘700, Fogliano e la sua villa, e non ci sarebbe potuto passare un tipo alla San Paolo che prima di “inventare” il cristianesimo si fermò a Borgo Faiti (Foro Appio).

Lui ha scritto un bellissimo romanzo, ma romanzo che cela la verità e fa di una tragedia un Eden, e di 4 edifici manco belli una città.

Questo sostenevo quando era vivo, questo ribadisco ora che è morto. Morire non “monda le idee” del morto se non le condividi. Ascolto e leggo esaltazioni fuori luogo. Antonio ha fatto un bel discorso su Cesare contro Bruto ma io ritengo che Cesare sia un tiranno, che  Bruto ha difeso il Senato e la repubblica. Antonio?  Antonio resta un lacchè del tiranno anche se parlava bene.

Si fa torto a Pennacchi a far finta che sia quel che non è. E’ un bravissimo romanziere, ha scritto un capolavoro, ma non è uno storico e di politica ci capiva poco o niente.

La morte non è re Mida che fa tutto oro: il bronzo rimane tale.

Aveva anche un senso dell’etnia che gerarchizzava e in questo non è stato mai generoso con la mia gente lepina. In vita l’ho detto, in morte lo ribadisco. Non è stato di destra e poi di sinistra è stato sempre “totalitario”: era fascista e comunista. Sono setino e questo non mi rende meglio di alcuno ma secondo a nessuno.

E qui in agro pontino siamo gente normale non giganti come lui diceva e soprattutto siamo liberi e non fascisti per “genio del posto” che se c’è è anarchico e non codino.

Ma per giorni diranno altro, faranno a gara a chi più ha condiviso. Io di Pennacchi non condivido nulla, ma ha scritto un bel libro, è stato un grande romanziere e ribadisco l’idea che senza lui saremmo stati un buco nero tra Roma e Napoli.

 

La foto è al Santa Maria Goretti  di Latina10 anni fa, è stata scattata da Maria Corsetti che l’ha riproposta per l’occasione. Lui era ricoverato, io in visita.