Per chi non ci avesse creduto ai racconti di Antonio, tutti i suoi personaggi per il saluto finale

Per chi non ci avesse creduto ai racconti di Antonio, tutti i suoi personaggi per il saluto finale

5 Agosto 2021 0 Di Maria Corsetti

È stato come nella scena finale di Big Fish – Le storie di una vita incredibile, quando appaiono tutti i personaggi incontrati durante la vita da Edward Bloom. Da Mammuth, a Palude, al Fasciocomunista, a Canale Mussolini e all’ancora tanto scritto da Antonio Pennacchi, le parole si sono tramutate in persone. Per chi non ci avesse creduto ai racconti di Antonio.

I colleghi operai, certo che c’erano. E raccontavano della bonifica e dei nonni. E di come Antonio avesse raccontato di quel Guido che andò a sminare un tratto di strada a Sabaudia.

I fascisti degli anni ’60, per meglio dire i missini. Certo che c’erano. Sbigottiti ancora più dei compagni, certo che c’erano anche loro. C’erano gli intellettuali, i professionisti, i politici, le istituzioni e una serie di sfaccendati.

Ognuno con una storia da confermare, storie che da tempo hanno le loro pagine, in questa mattina di caldo e sole velato, tra la camera ardente e la chiesa. In mezzo Piazza San Marco. Grande e accecante. Solo qualche albero per il minimo di ombra che dentro, in cattedrale, i posti sono già finiti.

Finiscono i riti religiosi, inizia il rito delle commemorazioni, la curiosità è forte. Il primo a parlare è il sindaco Damiano Coletta. Fa un intervento breve, con quel minimo di retorica necessaria, richiesta dal momento e dalla carica, parlando della perdita per Latina di un padre, di un fratello e di un figlio. Solo alla fine si scrolla il discorso di dosso, concedendosi un “Ciao Maestro”.

L’editor della Mondadori Giovanni Francesio non avrebbe voluto parlare, ma poi ha pensato ad Antonio: «T’hanno detto de parla’, parla e falla finita», e tutti, nella loro mente, traducono il suono della voce di Francesio nel suono della voce di Pennacchi. «Uno dei più grandi scrittori in assoluto di questo inizio secolo. Paradossalmente per lui che era così legato al ‘900. Un talento stilistico stupefacente, una pietas che caratterizza tutto il lavoro, in grado di intercettare il dolore delle persone e renderlo universale. Un rapporto unico e irripetibile con la Mondadori». E che non siano parole di maniera si capisce dal quel «È stato tutto bellissimo» che esce da solo e spezza la voce.

Il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, ricorda che «Antonio non amava sbavature, lui scriveva come gli veniva, ma allo stesso tempo non era una scrittura completamente spontanea, la rivedeva la rileggeva. Era un grande narratore, ma altrettanto certamente un filologo che scava nelle parole. Sempre ricercato senza alcuna ridondanza».

Marta Pennacchi, la figlia di Antonio ,ringrazia, a nome della famiglia, la città, chi ha letto i libri, chi ha scritto. «Vorrei ringraziare chi ha conosciuto l’Antonio privato – continua – i nostri vicini di casa, la comunità di Borgo Podgora, i cugini di mia madre». E prosegue, senza dimenticare nessuno, difficile tenere a bada l’emozione. Riflettendoci sono precipitosi i riti della morte. In neanche 48 ore si consuma lo stordimento di una notizia inesorabile e sicura molto più della vita. Con i familiari divisi tra dolore e realtà, lacrime e burocrazia. Sguardi di chi arriva da lontano e di chi ha fatto pochi passi. Volti e volti che si rincorrono e parole che non si sa più dove andare a cercare.

A chiudere è Clemente Pernarella con la lettura di alcune pagine di Canale Mussolini. Non pagine qualsiasi, quelle sul finire, quando “...Così è ripartito il nostro Agro Pontino, così è diventato davvero il Giardino terrestre, la Terra Promessa, la nostra nazione venetopontina“. Sarebbe bello rimanere tutti qui ad ascoltare ancora e ancora fino a sera.

 

Foto di copertina: dalla Camera ardente del Cambellotti alla Cattedrale San Marco. Per questo tratto la bara è stata portata a spalla da Clemente Pernarella, Graziano Lanzidei, Filippo Cosignani, Massimiliano Lanzidei, Roberto Cerisano e Gerardo Rizzo