Otium d’estate raccontando Latina mentre infuria la campagna elettorale

Otium d’estate raccontando Latina mentre infuria la campagna elettorale

10 Agosto 2021 2 Di Maria Corsetti

Chiacchiere a mezzobusto che il resto è a mollo nell’acqua in questo mare di Latina, in fondo sempre segretamente amato e pubblicamente disprezzato. Fino all’anno scorso, quando due mesi di chiusura lo hanno rivelato come una madre che ogni giorno riempie il frigo e mette la biancheria pulita nei cassetti senza dire nulla.

 

Nuotacchiando dove ancora si tocca, tra un mare e un cielo grigi di afa e il sole che riesce a fare i luccichini tra le onde: la situazione ideale per un otium produttivo di riflessioni. L’argomento scelto è la classe dirigente di Latina e come sia potuto accadere che, in quello che doveva essere il ricambio generazionale, non necessariamente di padre in figlio, si sia virato in maniera così evidente e si sia lasciata crescere e introdurre un certo tipo di criminalità.

Che mezz’ora d’agosto possa non essere sufficiente per esaurire l’argomento è rilievo accettabile, che l’argomento non sia peregrino, è altrettanto fuori di dubbio.

Potrebbe essere un buon argomento di campagna elettorale. Ma già sento le accuse da una parte e gli sberleffi dall’altra. Al potere ci stavate voi, da una parte, – che in città ci stavamo tutti sembra non avere alcun peso – in cinque anni solo chiacchiere dall’altra – dimenticando che la bacchetta magica non ce l’ha avuta proprio nessuno, considerato che strade bucate, monnezza e trasporti vergognosi me li ricordo da sempre.

Torniamo all’otium di agosto e alla memoria che va a scavare negli anni ’60, in quella città fatta di un nucleo lepino al centro, un cerchio piuttosto vario e vivace intorno al centro e tanti satelliti, dimenticati e mal collegati che erano i borghi, dove alla seconda generazione si continuava a parlare veneto e friulano.

Politici, magistrati, professionisti venivano soprattutto dai Monti Lepini, dove tornavano ogni domenica, lasciando la città in un vuoto metafisico dai bar chiusi, senza neanche l’ombra delle loro tende a mitigare quell’infinità accecante di luce che si rifletteva nel bianco dei marmi di fondazione.

Arrivava l’estate e con la chiusura delle scuole erano tre mesi di vacanza. Per chi aveva la seconda casa al mare, per chi tornava sulle colline al fresco, per chi tornava ancora più lontano e ci si rivede a settembre, anzi a ottobre. Chiusi gli uffici per un mese e chiuse le fabbriche, ce n’erano di fabbriche, per l’intero agosto. Chiusi gli alimentari, che per fare la spesa dovevi andare sul lungomare e la frutta era inderogabilmente rappresentata da meloni e cocomeri comprati sulle bancarelle della strada che porta al Lido, chiusi tutti gli altri negozi.

Come è cresciuto in questo tutto chiuso chi è stato costretto a rimanere in città per i tanti percorsi della vita. Se si continua a dire che “A Latina non si fa mai niente” è perché c’è una memoria atavica, che ricompare perché sessanta anni non sono sufficienti a farne un gene recessivo.

Di cosa accadeva nei borghi possiamo immaginarlo, una società più vivace e lo vediamo dalle feste che ancora si fanno, ma comunque al di fuori della città fino a quando l’edilizia non li ha adocchiati per proporre una casa confortevole e moderna a prezzi concorrenziali rispetto al centro della città. Ma qui arriviamo agli anni ’90.

Che non sono proprio anni privi di significato tornando a un certo tipo di criminalità di cui sopra.

Faremmo torto però agli anni ’70, alle lotte tra fasci e compagni, tra rossi e neri che, diciamocelo, alla fine sono stati soppiantati dagli azzurri, dai verdi e dai gialli. Faremmo torto agli anni ’80 e all’arrivo dell’eroina in città. Negli anni ’90 è arrivata la coca e quella era figa ed è inutile negare da parte di tutti cosa sia stata e quanto abbia favorito quella criminalità e quanto non si sia fatto nulla da nessuna parte, o poco, forze dell’ordine e magistratura comprese.

Scomodo parlarne in campagna elettorale, specie se questa campagna è ad agosto ed è meglio la presentazione di un libro. La campagna elettorale infuria? Aspetta c’è tempo, a ottobre sarà un’altra era.

Sono solo riflessioni, che la mattina avanza e avanza anche il caldo. Oggi pomeriggio andrò a fare un bagno.