Allora pisciamo ai giardinetti
13 Agosto 2021Terzo giorno di tormentone estivo: Giardinetti-Durigon-Mussolini.
Ci fosse almeno una rima sarebbe da farci un bel rap, ma niente. Il tg nazionale continua a dargli lo stesso spazio dell’avanzata dei talebani in Afghanistan.
La cosa si sta facendo imbarazzante per la città intera. Ma siccome tutti i cittadini si sono trasferiti in zona mare e l’unico pensiero che vogliono avere è come spalmare uniformemente la crema solare, che c’è un quadrato dietro la schiena piuttosto difficile da raggiungere se si agisce in autonomia, il discorso infuria nelle alte sfere del governo. A voi sembra normale che Mario Draghi si debba occupare dei Giardinetti di Latina. Giardinetti con la G maiuscola perché quello è il loro nome a furor di popolo.
Se ne faccia una ragione Durigon, se un giorno davvero si dovesse togliere il nome di Falcone-Borsellino – e sinceramente di fronte a due nomi così si azzera ogni chiacchiera – si metterebbe il nome di sempre e cioè “Giardinetti”.
I Giardinetti sono la zona franca dove si andava quando si faceva sega a scuola (bei tempi, oggi con il registro elettronico non è possibile), i Giardinetti sono l’alcova dove si consumava la prima sigaretta e il primo sesso, anche la prima canna, perché no.
Ma oggi voglio raccontare un’altra storia, quella dei Giardinetti protagonisti di uno slogan di contestazione: “Perché a scuola non ci sono i gabinetti, allora allora pisciamo ai giardinetti”. Erano gli anni ’70 e tutto era slogan e manifestazioni. In una città da guerriglia urbana. Altroché città asfittica, Latina era una città piena di vita e di ragazzi. La popolazione scolastica cresceva e c’era bisogno di scuole. Carnevale di fuoco tra Liceo scientifico e Salvemini, il problema era la sede. Anzi Carnevale di acqua e di uova, lanci in piena città. Si facevano dondolare le macchine della polizia.
Il Vittorio Veneto (Ragioneria) ha troppi iscritti, si parla di sezione “O” (lettera O non zero).
A quel punto viene costituito il Salvemini. Costituito, per costruirlo c’è tempo.
Dove mandare questi ragazzi? Prima scelta, nei laboratori del Vittorio Veneto, ultimo piano, senza bagni ma con un bellissimo terrazzo dove godersi il sole di ottobre. Ed ecco lo slogan.
Tra le varie sedi che gli studenti del Salvemini hanno girato in quegli anni:
– Alcuni appartamenti dei Palazzi Barletta: stanno lì nel 1978, è lì che arriva la notizia del rapimento e dell’uccisione di Moro;
– Ex ospedale vecchio (Biblioteca Stirling nei sogni di ieri, oggi parcheggio nella realtà). Fino a poco tempo prima c’era il Liceo scientifico GB Grassi che viene trasferito nella sede attuale. Allora era una sede nuovissima e fighissima;
– Angolo del Distretto militare, vicini di casa del Liceo Scientifico Majorana. Neanche a dirlo gli studenti non vanno d’accordo.
Ma questa è una storia che può raccontare meglio chi ha vissuto quegli anni e quelle vicende.
Io mi limito a recuperare lo slogan.
Ore 9 del 13 agosto: dopo tre giorni è il primo tg dove non sento parlare di questa boiata di Durigon. Ci si inizia a preoccupare dei talebani.



Oggi legalmente si rischia di più a fare il saluto romano piuttosto che dar fuoco all’intera calabria!
Prsticamente siamo governati dall’ipocrisia assoluta!
E viva dio, se fai saluto romano sei un coglione. Stop punto basta.