Latina/ I candidati “ti guardano” e non c’è niente da capire
26 Agosto 2021Vanno vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio
Fabrizio De Andrè, le nuvole
Le facce che escono dai manifesti elettorali sono così: ti guardano…
Ti guardano con aria compita, seria, o con riso sforzato, da circostanza. Poi “soffiano” frasi che dicono sempre poco, meno di niente e pensano di impressionare. Vanno, vengono, ogni tanto si fermano e quando si fermano ti lasciano come sospeso nella domanda “ma parla a me?”. Come al bar quel signore che per forza ti vuole spiegare che il caffè al vetro è meglio di quello in tazza, o ti scassa chiedendoti ragione del fatto che usi zucchero di barbabietola e non quello di canna. Ti guardano con la stessa faccia oggetto di mille ritocchi che sono tutti felici e in salute e tu stai con la mascherina a leggere di male, tanto male, che non trovi ragione di ridere.

Ciascuno si racconta per le sue virtù taumaturgiche, nessuno ha la forza di dire: farò quel che potrò. Ma tutti si sentono Gesù nel tempio e cacceranno i mercanti, i bestemmiatori, i venditori di anime da sacrificare. Promettono di ricostruire il tempo di Salomone come era allora o, di contro, di farne uno ancora meglio, ma nessuno prega o ha voglia di pregare. Un signore bestemmia rischiando di cadere in una buca.
Ti guardano, hanno preso il posto di automobili, di sconti al Carrefour, di saldi che non finiscono mai, con la stessa credibilità di eterne chiusure totali che non chiudono mai.
Cammino per la città e le facce dei manifesti sono più gente della gente che sta nelle strade, come se i manifesti fossero fatti per convincersi tra loro a votare non se stessi.
Passano signore con cani al guinzaglio, gatti che si affacciano dai cancelli con la prudenza di lasciarli passare, ricci nei giardini mangiano croccantini e forse non c’è niente da capire.
Mi dicono che stai vincendo e ridono da matti
Ma io non lo sapevo che era una partita
Posso dartela vinta e tenermi la mia vita
Però se un giorno tornerai da queste parti
Riportami i miei occhi e il tuo fucile
E non c’è niente da capire.
Francesco De Gregori, Non c’è niente da capire


