Bassiano, lettura casuale e arbitraria del Cristo benedicente di Siciolante
27 Agosto 2021Tempi incerti, tempi in cui qualcuno in una parte del mondo dice che la musica non è di Dio e ne fa divieto. Tempi in cui la luce diventa, non un dono, ma una colpa, la bellezza di una madre una bestemmia.
Mi capita per le mani un piccolo libretto sul Cristo Benedicente di Bassiano. Il libro è dotto, pieno di citazioni (è curato da Vincenzo Scozzarella per i tipi della Compagnia dei Lepini), richiami alla sua storia. La tavola si trova nella chiesa di San Nicola a Bassiano e attribuita a Girolamo Siciolante.
Non è mio compito dire su questo, ma dire come ho letto, come le mie “vecchie” e pie mi hanno insegnato a leggere un dipinto. Una lettura per sentimento, una lettura per pietà, una lettura come si vede una soap opera, un fotoromanzo, o un libretto trovato per caso. “Con lo stupore e col cuore” dicevano.
Il quadro lo devi vedere, per vederlo si deve far vedere lui. Quindi si inizia dagli occhi, per gli occhi, con gli occhi.
Qui il Cristo non ti guarda per punirti, per giudicare, ma ti accompagna, ti affianca si siede vicino a te.
Non è una visione alto-basso, sacro-profano, è quotidiano condividere il tribolare. Il dipinto non è grande, non intimorisce, non domina anzi, pare ascoltare.
Pare ascoltare quel tribolato che è nel suo stato bianco e nero e trova il colore qui.
L’aureola sulla testa del Cristo non illumina invadendo, non abbaglia ma mitiga la luce da dietro. E’ il figlio che fa diventare il Dio iroso degli ebrei il dio uomo misericordioso dei cristiani: attenua la sua grandezza.
Il figlio che chiede amare per gli uomini di cui lui ha indossato carne, amore e pena.
Dietro, in un angolo, una figura appena abbozzata, come a dire c’è anche altra umanità da considerare, che esiste non l’esclusiva ma la relatività della vita e conta ogni anima, nessuna esclusa.
Il libro è aperto poggiato sul petto e si legge la scritta latina Ego sum Via, Veritas ed Vita (io sono la via, la verità, la vita), ma davanti a questa verità c’è la mano che le fa ombra. La mano che copre il rigore della verità per farne pietà del vivere, stessa “soluzione letteraria” dell’aureola con la luce di Dio appena più in alto. I fedeli non trovano qui un giudizio, non si battono il petto dal dolore dell’errore, ma si sentono abbracciati. E non è perdono perché non è dipinto il peccato, ma è dipinta la possibilità della comprensione.
Papa Francesco dice “La misericordia non abbandona chi rimane indietro”. E’ il “filmato” in questo quadro.
Dagli occhi si legge un quadro, con gli occhi si legge un quadro. A me è capitato in un libretto, in un momento in cui sentivo le voci dei giudicanti, dei sempre veri, del rigore di un Dio d’ira a cui non piace il canto e non si capisce perché ha creato gli uccelli, a cui non piace la bellezza e non si capisce il senso delle rose.
Un quadro del XVI secolo che ho letto con i miei occhi ignoranti nella maniera con cui me lo hanno insegnato donne pie capaci di leggere le chiese, il cielo, capaci l’unico miracolo che conta “essere madri” e “madri di madri”.
Bassiano, Chiesa di San Nicola. Cristo Benedicente, Girolamo Siciolante


