Emilio Andreoli, vi racconto chi ci racconta da umani e non da mattoni

Emilio Andreoli, vi racconto chi ci racconta da umani e non da mattoni

31 Agosto 2021 0 Di Lidano Grassucci

Vedete sono tempi brutti quando parlano le cose, le case e tacciono o gli uomini, le persone. Qui da noi il possesso delle cose e la conseguente avidità l’hanno fatta da padrini. La politica è stata tutta un costruire case più che si può, rimpiangere case, tutelare edifici, salvare statue, e la cultura anche uguale. Ci si sbraccia per una scalinata poggiata male su un vecchio edificio, ci si balocca su nome da dare a posti e tutto resta così… senza anima, mancano le persone.

Da tempo ospitiamo su queste colonne il lavoro di Emilio Andreoli che racconta della gente di qui, ma non in massa informe, ma uno per volta. E’ l’Alinari  di questa città, ogni domenica, con fatica, conta un storia, la fa parlare. Cerca, ricerca, ma non in archivio dalla voce della gente. Cominciò raccontando di un ragazzo, Biscotto, che non aveva fatto nella di che se non essere ragazzo ed essere bello, il tutto con una fine alla James Dean. Raccontando di lui comincia a raccontare, in fondo, di una generazione, la prima che ha osato oltre il bisogno, ha cercato il piacere di essere felice, di essere belli, di cambiare cappotto e non di rigirarlo. Di capire che la corsa è una Alfa Romeo duetto osso di seppia e non una littorina, o una corriera.

Così le foto di Emilio sono tante come i quadri di una Galleria degli Uffizi, sono dense, son cariche. Emilio non è estroverso, nulla a che fare con intellettuali a cui la vanità non fa difetto e il politicamente anche, non gioca con lingue da perfida Albione, ma scrive liscio di una città che popola, riempie le strade, le piazze, i negozi, i ricordi.

Ho scritto questo pezzo di getto, per questa melassa di troppo amore per una città che poi fotografano puntualmente senza gente, significativamente priva di anima, avara di cuore e di sangue.

Emilio non lo sa di questa storia, ma credo sia dovere vedere che l’arte, la cultura, non è nata da grandi cose. Iniziò la storia nel contare la storia di uomini e donne di Firenze, che divennero uomini e donne di ogni parte del mondo. Tipi umani, non case ma umani.

Mi tolgo il cappello in questa anonima città ad un artigiano dello scrivere, uno che dal legno dei ricordi fa uscire bambini che lo stanno ad ascoltare e domani saranno cittadini che sapranno collocare facce di persone agli angoli di città e non vedere solo muri scrostati.

 

Nella foto Emilio Andreoli a New York

I testi delle sue storie li potete trovare su queste colonne ogni domenica di nuovi