Elezioni Latina: la fine delle preferenze quei candidati che non “tirano” più
1 Settembre 2021Cambia ciò che è superficiale
e anche ciò che è profondo
cambia il modo di pensare
cambia tutto in questo mondo.
Cambia il clima con gli anni
cambia il pastore il suo pascolo
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.
Carmen Sosa, Todo cambia
Facciamo un viaggio nella Latina elettorale, abbiamo analizzato il cambio dell’elettorato dal 007 ad oggi con oltre un terzo degli elettori che allora neanche esisteva. Chi, come la destra di Vincenzo Zaccheo, punta a riprodurre i risultati di allora farebbe un cattivo servizio a se stesso. Elettorato nuovo, strategie nuove e anche temi nuovi. Sempre la destra di Vincenzo Zaccheo ha cercato di allargare le liste e di mettere dentro dei “capi preferenza”. L’idea è che la preferenza è come la patatina Amica chips che “tira”. Ma è vero?
Analizziamo il voto amministrativo del 2016. Prima considerazione le liste allora furono 30, con quasi 900 candidati.
I votanti al primo turno furono 74.674, gli elettori possono esprimere due preferenze con differenza di genere, le preferenze totali sono state 72.984, quindi la metà degli elettori ha votato oltre la lista anche il singolo candidato. Ergo l’effetto traino dei candidati al massimo ha un peso su un elettore su due, e sono uno su due è raggiunto dal consiglio dello zio, della mamma, dell’amico, del compare. Ma nel 2016 le liste erano 30, ad ottobre saranno la metà, quindi nella migliore delle ipotesi potranno reinteressare il 60% di quello del 2016, e il peso sugli elettori totali si ferma al 35/40%.
Peseranno le preferenze? Bisogna tener conto che l’offerta politica proposta, nelle due versioni più “accreditate” è comunque conservativa, uno, Damiano Coletta, vuole conservare lo stato esistente, l’altro Vincenzo Zaccheo restaurare quello esistito, lascia scoperto il futuro con un calo degli elettore e una carta per Annalisa Muzio che potrebbe inserirsi in questa contraddizione. Il porta a porta è un’arma ma anche un boomerang, lo stesso effetto rigetto che fanno le chiamate dei call center. Pesa inoltre l’effetto covid che diminuisce la possibilità di contatto. Insomma non si voteranno i consiglieri, ma il sindaco. Questa volta, più che mai, si vota la figura del sindaco e si accentua la crisi del consiglio comunale e dei consiglieri, gli elettori scelgono sul sindaco.
E il ragionamento è confortato dalla difficoltà di tutti gli schieramenti a trovare candidati consiglieri, a fronte delle candidature di massa di 5 anni fa. Se non si trovano i candidati sarà altrettanto difficile trovare gli elettori. E ci saranno ancora i titolari delle preferenze di massa?
Ps: lo studio dei flussi elettorali è stato elaborato del centro ricerche di politologia “Dammitempo”


