La foglia

La foglia

1 Settembre 2021 0 Di Lidano Grassucci
Ha ben piccole foglie
Ha ben piccole foglie
Ha ben piccole foglie
La pianta del tè
Chi si guarda nel cuore
Sa bene quello che vuole
E prende quello che c’è
Ivano Fossati, la pianta del tè

 

 

Stette, stette. Seduta, il sole. Flash di foglie che si rattrappiscono e di preparano a farsi secche. Giorni che si stringono a fare corta la luce. Occhi che mettono a fuoco strade conosciute, riconosciute. Discorsi su altri mondi, mondi in altri discorsi. Un quadro di città con angoli retti.

Stette, stette. Una foglia atterra su un tavolo di bar, planava, si faceva fare l’amore dal vento fino a quell’evento. Lui la vide arrivare, gli altri erano presi da un gran da fare da non badare, al particolare. Si quasi coricò sul tavolo, odore di caffè di mattina, come nulla fosse inizio a parlare. Non c’erano proclami, o grandi discorsi, ma parole da scambiare, come fanno con le caramelle le tate con i bambini per vincere la diffidenza, per alimentare la conoscenza.

La foglia aveva fatto un grande volo, l’uomo un grande cammino ma erano lì vicino. La foglia aveva il senso profondo di capirsi in questa terra, lui di capire come fosse il volo. Altro non c’era, la foglia aveva assunto le forme sinuose che hanno le gatte quando di notte fanno passi di silenzio e diventano tutto uno con l’uno del mondo, tranne gli occhi. D’improvviso gli occhi, ma la foglia non ha occhi. Ma cosa volete che sia nella terra fertile della fantasia. Occhi che si fissarono, poi felino salto e la fronte dava agli occhi la loro forma, quasi umana, quasi di occhi di donna intera.

Intera, davanti, cortesia di educazione di chi era stato sempre in alto e guardava tutti verso il basso, ma sapeva la modestia di chi conosce il cielo sopra di lei.

Si parlava di ogni cosa, ma era nessuna cosa l’argomento per quanto ogni scambio aveva il senso compiuto che hanno gli affreschi delle cappelle delle chiese se vuoi meravigliarti di Dio.

La foglia parlava fitto, lui ascoltava cercando di sentire la brezza che l’aveva portata qui e rispondeva con la medesima intensità.

Chi passava si stupiva, un signore con una foglia accanto. I colori erano quelli che si fanno alla pelle quando incontra il sole e con lui indugia, rimugina, prende la forza di accoglierlo nella sua forza.

Conversazione così assurda, solitudine così sola da farsi segreta compagnia. Il tempo passava, l’intorno si cancellava. Misurate voi la distanza tra qui e il blu, ma sicuramente dal platano lassù è molto più corto il salto.

Lui prese il caffè, la foglia prese di se cominciando a raccontare del volo, della gara con le rondini, della paura percepita da ogni volante all’arrivo del falco e poi, poi questo stare qui ed attendere di ascoltare come è il mondo in basso.

Lui rise, e pensò non fosse male se la bellezza dell’alto nella sua grandezza scendesse qui.

Arrivò un vento d’anticipo nell’autunno prossimo e la foglia riprese il suo volo, con anche un inchino nel mulinello.

Un conoscente lo riconobbe: ma con chi parli così fitto se sei solo?

Lui… con una idea di volo e se non l’hai vista con una venere di Tiziano. Ma che dico, era una foglia

 

Tiziano, la Venere di Urbino